di Gianni Ballabio
Intenso, ricco e impegnativo il Convegno tenutosi gli scorsi giorni (27 e 28 agosto) e promosso dall’Istituto RETE della Facoltà di teologia di Lugano. Tema: “Esperienza religiosa tra Oriente e Occidente. Identità in dialogo”.
Nel suo saluto di accoglienza e augurale il Rettore Roux ha precisato che la religiosità, nonostante la forte invadenza della secolarizzazione, rimane una caratteristica dell’uomo, e ha sottolineato la dimensione mondiale e intercontinentale del Convegno stesso, visti i relatori invitati.E’ quindi intervenuto il Prof. Adriano Fabris, direttore dell’Istituto Rete e coordinatore del Convegno, precisando che lo stesso, unitamente a corsi ed attività seminariali, è parte integrante del master in “Scienza delle religioni” proposto dallo stesso Istituto.Entrando nel tema della sua relazione (“La sfida dell’esperienza religiosa”) e partendo dalla metafisica aristotelica, ha illustrato i vari passaggi dell’esperienza: dalla sensazione al collegamento sensazione-memoria fino a sfociare in scienza e sapienza. Ha distinto l’esperienza teorica da quella pratica e gli aspetti attivi da quelli passivi, rispettivamente quanto acquisiamo direttamente e quanto riceviamo dal nostro rapporto con gli eventi. E’ quindi entrato, dopo una chiara precisazione del termine esperienza, in quella che ha definito esperienza religiosa, sottolineando che ogni religione presuppone una prospettiva di salvezza. Il discorso è così sfociato nell’esperienza del dolore e del male. Il primo per certi aspetti “isola” nel senso che “quel dolore è il mio”, senza possibilità di un ‘adeguata risposta a livello sociale; il secondo, fisico o morale, riconduce invece all’orizzonte del peccato. Mentre la filosofia ne cerca le cause per anticiparlo o controllarlo, le grandi religioni adottano delle strategie riconducibili ai diversificati modelli tra Occidente (i grandi monoteismi: Ebraismo, Cristianesimo, Islam), e Oriente, in particolare la tradizione buddista. Un confronto, superando il rischio di fraintendimenti e di sopraffazioni, per giungere ad un dialogo autentico. Sempre al riguardo della prospettiva di salvezza i grandi monoteismi occidentali danno la risposta della fede in “un Dio che si rivela”, mentre il buddismo propone un “lavoro su sé stessi” per approdare all’esperienza del “nulla”, vivendo uno svuotamento che diviene liberazione.Viene così delineato il terreno comune per lo sviluppo di un analogo orizzonte religioso, non tanto visto quale esperienza conoscitiva, ma quale prospettiva di salvezza in riposta al problema del dolore e del male.
Una vicinanza quindi tra due visioni religiose, colta nella comune finalità.
E’ seguita la relazione del Prof. Seung Chul Kim del Nanzan Institute (Giappone) che ha avuto quale tema “Una teologia cristiana dell’Asia in dialogo con la filosofia buddista della Scuola di Kyoto”.
Soffermandosi su religioni ed evoluzione dell’essere umano e partendo dall’esperienza asiatica, ha soprattutto centrato la sua riflessione sulla necessità di tenere presenti due dimensioni diverse: religione e scienze naturali, colte quali facce di un’immagine ricollegabile alla dimensione antropologica dell’essere umano, con quanto ne consegue. Sta qui il principio fondamentale per un dialogo chiaro tra la teologia cristiana dell’Asia e la filosofia buddista. Religione e scienze naturali quindi non da cogliere in contrapposizione, ma da tenere presenti quasi basilari per un autentico dialogo, che deve tenere conto di questa duplice realtà che coinvolge l’uomo.Nella successiva relazione, affidata al Prof. William Carrol, dell’Università di Oxford, è stato affrontato questo tema: “La Metafisica della creazione: attraversando religioni e culture”. Il relatore si è soffermato in particolare sulla visione di S. Tommaso D’Aquino, la cui impostazione filosofica permette un incontro e un discorso comune fra varie culture. Infatti la traccia filosofica può avere una legittimità maggiore rispetto a una semplice concezione religiosa, tenendo presente inoltre che una visione filosofica rimane sempre aperta a un’analisi razionale.Del verbo creare ha richiamato le diverse modalità a lui riferite (es. creare una musica, un’opera d’arte ecc.) come pure il suo vario uso, diversamente da quello riferito al Dio Creatore. Ha sottolineato che S. Tommaso fa riferimento anche ad altre visioni culturali e in particolare alla filosofia greca, dove a contare è il fatto in sé del creare e non tanto il discorso relativo a modi e tempi, come descritti nella Genesi. La creazione, nella visione tomistica, corrisponde a una libera scelta di Dio, giungendo così a una visione filosofica e teologica, trovando fra i due termini una complementarietà. Una visione teologica che implica anche la visione filosofica, facilitando di conseguenza l’incontro fra culture diverse. Ha così accennato a conferenze da lui tenute in Cina e ai contatti con altre culture, in particolare con il Confucianesimo.
“Fiducia nella ragione come proto-fede. Un ponte tra Est e Ovest” è stato il tema della quarta relazione, affidata al Prof. Jorge Martinez Barrera dell’Università Cattolica del Cile. Partendo dal concetto di proto-fede, ha colto nella fiducia verso la ragione un cammino verso il credere. Ha citato al riguardo il “credere per capire” di Sant’Agostino e ha sottolineato la funzione della ragione, dipendente da una decisione personale più che da una fede teologica. La proto-fede accompagna e sostiene la nostra ragione, con la possibilità di giungere a conoscere Dio in modo razionale e quindi non contrario alla ragione. Siamo alla metafisica della trascendenza, anche se situazioni negative possono incidere su questo approccio altamente positivo. Ha citato al riguardo la sfiducia nella ragione, che sfocia in uno scetticismo di fondo, oppure la difficoltà derivante da un contesto culturale e sociale sempre più tecnico-scientifico che può ingenerare l’atteggiamento di ritenere quale unica verità quella dimostrabile scientificamente, o ancora il rifugiarsi in una prospettiva altamente soggettiva.Una visione in cui la ragione ha un ruolo importante, vista anche la sua capacità di trascendere sé stessa. In un simile approccio il dialogo è certamente facilitato.
Il tema dell’ultima relazione della prima giornata, “Esperienza religiosa e giustificazione della fede in Dio” era affidato al Prof. Agnaldo Portugal dell’Università di Brasilia. E’ partito da due domande. Che cosa giustifica la fede? Cosa è vero e cosa è giusto?
Precisato che a partire dal 19.mo secolo l’esperienza religiosa è diventata centrale nella filosofia della religione, anche quale reazione ad un precedente e imperante intellettualismo, il relatore ha fortemente sottolineato validità e funzione dell’esperienza religiosa, da rivalutare come modalità per giustificare la stessa fede in Dio. Ecco così il ruolo delle percezioni, con una coraggiosa analogia fra esperienze sensoriali e esperienza religiosa; l’apporto della testimonianza, del racconto e della memoria; la funzione delle stesse esperienze mistiche, fino raggiungere il convincimento, che diviene di fatto una giustificazione, rifiutando ogni scetticismo. Restano i problemi legati alle diversità, ma l’esperienza rimane essenziale in un cammino di fede e di giustificazione, con risvolti esistenziali di grande portata. (...)
(...) Per le relazioni della seconda giornata del convegno pubblicheremo un articolo domani mattina