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Lun 2 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Gesù, «il mio servo che io ho scelto»

    Questa settimana voglio tornare su Gesù come servo. È quanto leggiamo nel Vangelo secondo Matteo, nel capitolo 12. Matteo presenta dei discepoli che - in giorno di sabato - hanno fame e strappano delle spighe e le mangiano, suscitando così la reazione dei farisei che criticano Gesù e gli dicono: «Ecco, i tuoi discepoli fanno ciò che non è lecito fare durante il sabato» (v. 2). In seguito, in una sinagoga, Gesù guarisce un uomo che aveva una mano inaridita. Ma, dopo aver visto Gesù guarire in giorno di sabato, i farisei. «usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo» (v. 14). 15Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. E molti lo seguirono ed egli guarì tutti 16e ordinò loro di non divulgarlo, 17perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia che dice: 18«Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale la mia persona si compiace. Porrò il mio Spirito sopra di lui e annuncerà la giustizia alle genti. 19Non contenderà, né griderà, e nessuno udrà la sua voce sulle piazze. 20Una canna, anche se irrimediabilmente infranta, egli non la spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché non avrà - inarrestabile - spinto a vittoria la giustizia;  21e nel suo nome le genti riporranno le loro speranze»[1]. (Mt 12,15-21). Dopo aver conosciuto il progetto dei farisei che vogliono ucciderlo, Gesù non li affronta direttamente; egli si ritira in un altro luogo e lì si prende cura delle persone malate. Ma Gesù non vuole pubblicità. In effetti, è così che si compirà il messaggio contenuto nel libro di Isaia, questo messaggio che menziona il «servo» di Dio, il servo che «non contenderà, né griderà». Nella parte del libro di Isaia che risale agli anni 540 prima della nascita di Gesù, ci sono quattro canti che parlano del servo del Signore. Il primo di questi canti (Isaia 42,1-4) ci presenta il servo come una persona che è stata presa totalmente nell’intimità con Dio. Questo servo è dotato dello Spirito di Dio ed assume la sua propria funzione di portare il diritto ai popoli. Ed egli compirà questo suo compito in un modo che non è senza rischi per la sua vita[2]. Nel Vangelo secondo Matteo ritorna sulla traduzione greca dell'Antico Testamento, ma con delle piccole modifiche. Anzitutto, per presentare la relazione tra Dio e il suo servo, il Vangelo utilizza il verbo « airetizô» che significa «scegliere», «preferire». Inoltre abbiamo l’espressione «il mio prediletto», un’espressione più intensa rispetto a quella di Isaia 42,1 dove c'è l’espressione «il mio eletto». Dopo questa espressione che nei testi evangelici canonici è utilizzata anche altrove per evocare la relazione intima di Dio rispetto ai Gesù[3], abbiamo il verbo «compiacersi». Si, Dio si compiace nel suo servo e metterà su di lui il suo Spirito, la sua presenza, il suo soffio, per permettergli di portare a termine la sua missione presso le nazioni. Questa azione del servo è espressa con delle negazioni: egli «non contenderà, né griderà, e nessuno udrà la sua voce sulle piazze. Una canna, anche se irrimediabilmente infranta, egli non la spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante» (vv. 19-20). Il servitore non assume atteggiamenti di sfida[4]: egli non sarà affatto un combattente, eviterà tutte le forme di violenza, come spezzare una canna o spegnere un lucignolo fumigante. Il suo scopo sarà di portare ai popoli - e non solo a Israele - una nuova norma di vita[5]. E il verso 21, sempre nella linea del libro di Isaia, ci parla del servo che, nel suo rapporto intimo con Dio, compie una missione universale: prendendo le distanze rispetto ai progetti dei potenti, egli diventa la persona nella quale le nazioni e i popoli pagani, e soprattutto i poveri, metteranno la loro speranza[6]. Questa pagina del Vangelo mi ricorda una piccola sezione del Corano, più precisamente la Sura intitolata «Maria». Maria ha partorito - grazie ad un concepimento miracoloso - Gesù. Questo concepimento miracoloso suscitò dei sospetti nella famiglia di Maria, una famiglia che la rimproverò come impudica: « Tuo padre non era un uomo malvagio e tua madre non era una prostituta» (Sura 19,28), le dissero per colmarla di rimproveri[7]. A questi rimproveri Maria non reagisce. Ella si limita a fare un segno verso il bambino. Ed è lui stesso a prendere la parola. 30Disse: «Io sono, certo, il servo di Dio. Egli mi ha dato il Libro e mi ha designato profeta. 31Ovunque io sia, Egli mi ha reso benedetto e mi ha raccomandato, finché vivrò, la preghiera, la Zakât 32e d’essere caritatevole con mia madre. Non mi ha fatto né superbo né ribelle». (Sura 19,30-32)[8].             Ecco le prime parole di Gesù, Gesù che - ancora nella sua culla[9] (v. 29) dichiara alle persone la verità a proposito della sua nascita e, in modo indiretto, a proposito dell’innocenza di Maria. Ma egli dichiara anche la sua venuta in quanto servo di Dio[10] « perché egli sa con certezza che egli non fa se non la volontà del suo Signore e che egli è completamente penetrato dalle caratteristiche di Lui»[11]. Nella frase successiva, il bambino Gesù dice quale sarà la sua funzione: Dio «mi ha dato il Libro e mi ha designato profeta». In altri termini: Gesù è portatore di un Libro, il Vangelo, e - annunciando il Vangelo - Gesù avrà una funzione profetica.             Nei versi successivi Gesù precisa la sua relazione con Dio: Dio lo ha «reso benedetto». E, in questa condizione, egli dovrà seguire lo stile di vita che Dio stesso gli ha ordinato: «la preghiera, la Zakâte d’essere caritatevole con mia madre». E qui, l'espressione araba «Zakât» o «elemosina purificatrice» evoca i doni da offrire ai poveri e anche, nello stesso tempo, l’orrore rispetto al peccato[12]. Con questa attitudine di apertura verso i poveri, Gesù menziona anche la sua bontà verso sua madre.             Egli si comporta così come Giovanni Battista che la medesima Sura (nel verso 14) presenta nella sua bontà verso i suoi genitori. Infine, nelle ultime parole del verso 32, dopo la bontà di Gesù per sua madre e dopo la sua attenzione e solidarietà verso i poveri, Gesù appare come una persona che rifiuta la violenza: Gesù è un servitore, non un despota. Che questo comportamento di Gesù possa diventare, per noi, un modello da imitare, giorno dopo giorno. E, lasciandoci condurre da lui, saremo insieme, insieme anche con i musulmani che sabato 2 aprile iniziano il Ramadan. [1] Questa traduzione riprende quella di Francesco Mosetto, Matteo 12,1-21, in Matteo. Nuova traduzione ecumenica commentata, a cura di E. Borghi, Edizioni Terra Santa, Milano, 2019, p. 131ss. [2] H.-W. Jüngling, Il libro di Isaia, in E. Zenger (ed.), Introduzione all’Antico Testamento, Queriniana, Brescia, 2008, p.  662. [3] Si tratta del racconto del battesimo di Gesù e, rispettivamente, di quello della trasfigurazione : Mt 3,17 ; 17,5 ; Mc 1,11 ; 9,7 ; Lc 3,22 ; 9,35. [4] Cf. F. Mosetto, Art. cit., p. 134. [5] Così O. Da Spinetoli, Matteo. Commento al “Vangelo della chiesa”, Cittadella editrice, Assisi, 1983, p. 360. [6] Cf. S. Fausti, Una comunità legge il vangelo di Matteo, EBD, Bologna, 2007, p. 231. [7] Così M. Bar-Asher, Marie, nel Dictionnaire du Coran, sous la direction de M. Ali Amir-Moezzi, Éditions Laffont, Paris, 2007, p. 536. [8] Il Corano, Introduzione di K. Fouad Allam, traduzione e apparati critici di G. Mandel, UTET, Torino, 2006, p. 152. [9] Per Gesù che parla fin dalla nascita abbiamo un parallelo nei Vangeli apocifi, in particolare nel Vangelo arabo sull’infanzia del Salvatore 1,1-2: « Giuseppe, il pontefice del tempo del Cristo, racconta che Gesù parlò mentre ancora si trovava nella cuna e così disse a Maria, sua madre: “Io sono Gesù, il figlio di Dio, il Verbo che tu hai dato alla luce conforme al messaggio dell’angelo Gabriele. Mio Padre mi ha inviato per la salvezza del mondo” ». Una traduzione di tutto questo Vangelo la si può leggere in Gli apocrifi del Nuovo Testamento. Vangeli. Infanzia. Passione. Assunzione di Maria, a cura di M. Erbetta, Marietti, Casale Monferrato, 1981, p. 104. [10] Questo dato lo si ritrova anche nella Sura  4, al verso 172 : « Il Cristo non ha disdegnato di essere un servo di Dio». E nella Sura 43 si legge : « [Gesù] era un Nostro servo al quale abbiamo accordato la nostra grazia e l’abbiamo proposto in esempio ai figli d’Israele » (v. 59). [11] Così M. Gloton, Jésus le Fils de Marie dans le Coran et selon l’enseignement d’Ibn ‘Arabî, Albouraq, Beyrouth, 2006, p. 311. [12]  Così si legge in Le Coran. Traduction française et commentaire, par Si Hamza Boubakeur, Maisonneuve & Larose, Paris, 1995, p. 987. Cf. anche Il Corano. Introduzione di K. Fouad Allam, traduzione e apparati critici di G. Mandel, UTET, Torino, 2006, p. 668. di Renzo Petraglio

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