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Lun 2 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Gesù è venuto per portare a compimento la Legge e i Profeti

    La settimana scorsa, abbiamo riflettuto sulla relazione tra Adamo e Gesù, Gesù nella linea di Adamo, ma anche come novità rispetto a lui. E durante questa seconda settimana la Bibbia e il Corano ci parlano di Gesù venuto per portare a compimento la Legge e i Profeti e per portarci il Vangelo. Ecco anzitutto una piccola sezione del Vangelo secondo Matteo, una sezione di quello che viene chiamato «il discorso della montagna» (Mt 5-7), il primo grande discorso nel Vangelo matteano. E, in questo discorso, Gesù fa riferimento a «La Torah», «ho nomos» in greco. Ma, in questa pagina e molto frequentemente nel Nuovo Testamento, questa parola evoca il Pentateuco, i primi cinque libri dell’Antico Testamento, la Legge di Mosè. E in ebraico la parola «Torah», frequentemente tradotta con «legge», significa «istruzione»[1], l’istruzione che Dio ha dato a Mosè. 17Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento. 18Infatti in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà non passerà neppure una i o un puntino sulla i della Legge senza che tutto sia compiuto. 19 Se dunque uno trasgredisse uno solo di questi comandamenti, anche minimi, e insegnasse così agli umani, sarà chiamato piccolissimo nel Regno dei cieli. Chi invece li mettesse in pratica e li insegnasse (agli esseri umani), sarà chiamato grande nel Regno dei cieli. 20 Infatti vi dico: se la vostra giustizia non sarà abbondante, più di quella degli scribi e i farisei, non entrerete affatto nel Regno dei cieli (Matteo 5,17-20). Questi versetti ci presentano il tema centrale del discorso della montagna. Qui Gesù è il Profeta degli ultimi tempi, egli è il nuovo Mosè e il nuovo Elia. Egli è il nuovo Mosè in rapporto alla Legge del Pentateuco, egli è il nuovo Elia in rapporto ai Profeti dell’Antico Testamento. Egli non è «venuto ad abolire la Legge o i Profeti». La sua dichiarazione è chiara: «non sono venuto per abolire ma per dare compimento» (v. 17). Gesù è colui che viene per portare a compimento le Scritture e le conduce alla perfezione. Egli non abolisce i precetti della Legge commentata nella sinagoga attraverso la lettura dei Profeti. Gesù dà loro il loro pieno significato, e ciò in forza della sua propria autorità[2]. Ecco perché Gesù può chiederci un’obbedienza profonda e totale, anche nei dettagli. Attraverso la lettura che Gesù ci dà, «non passerà neppure una i o un puntino sulla i della Legge senza che tutto sia compiuto» (v. 18) E noi siamo invitati ad accogliere totalmente queste parole di Gesù che ci aprono a un avvenire presso Dio. Infatti chi «li mettesse in pratica e li insegnasse (agli esseri umani), sarà chiamato grande nel Regno dei cieli» (v. 19). Questi versetti che ci danno dei tratti importanti sulla persona e sulla missione di Gesù mi ricordano anche due versetti del Corano, là dove Dio dichiara: 544a Noi abbiamo fatto scendere la Torah nella quale c’è direzione e luce. Sulla sua base, i profeti che si sono sottomessi a Dio, e così i rabbini e i dottori, giudicano [gli affari] degli Ebrei. Perché a loro è stata affidata la cura del libro di Dio, e ne erano, i testimoni. 546 In seguito, sulle loro tracce, noi abbiamo fatto seguire Gesù, Figlio di Maria, confermando ciò che era, prima di lui, della Torah. Noi gli abbiamo dato il Vangelo, dove c'è direzione e luce, confermando ciò che era, prima di lui, nella Torah, una direzione e un’esortazione per coloro che rispettano profondamente Dio (Sura 5,44a.46). Qui, nei versi 44 e 46, abbiamo la parola «Torah», in arabo «Tawrât  per indicare il Pentateuco, e questo termine torna, nel Corano, più di una quindicina di volte, solitamente menzionato con «Vangelo»[3]. Nel versetto 44 la Torah, dunque il Pentateuco, è presentata come un messaggio molto importante: infatti, in essa «c’è direzione e luce»; essa può dunque orientarci, dirigerci e permetterci di trovare la buona strada che ci conduce verso Dio. E nel verso 46 la parola «direzione» torna due volte. Anzitutto «direzione e luce» caratterizzano il Vangelo, che Dio ha affidato a Gesù. In seguito, la parola «direzione», insieme alla parola «esortazione», torna per qualificare la Torah. Quanto la parola «luce», non si può dimenticare la Sura 24, chiamata giustamente «La Luce», in arabo «an-Nûr». In questa Sura, nel verso 35, si legge: «Dio è la luce dei cieli e della terra». E, a partire da questa affermazione, si comprende come il Corano possa parlare della Torah e del Vangelo come «direzione e luce»; una direzione e una luce che ci guidano verso Dio, Dio che è - lui stesso - la luce. A proposito di Gesù, Dio ci dice: «Noi abbiamo suscitato Gesù, Figlio di Maria, come colui che conferma il Libro che avevamo rivelato a Mosè, perché egli faccia conoscere che questo Libro è vero e che la messa in atto di tutto ciò che si trova menzionato in esso e che non è stato abrogato dal Vangelo è un obbligo di istituzione divina»[4]. E, a proposito di queste parole su Gesù venuto per confermare l’antica Torah, non posso che seguire Si Hamza Boubakeur che conclude il suo commento sul verso 46 della nostra sura citando Matteo 5,17: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»[5]. Èil momento di concludere. Questi versetti ci mostrano che la Torah e in seguito i libri dei Profeti (v. 44), dunque i libri santi degli Ebrei (v. 44), e anche il Vangelo dei cristiani sono un dono di Dio. Accogliamoli con gratitudine e cerchiamo di metterli in pratica nella vita di tutti i giorni. E su questa strada saremo insieme. Cordialmente… [1] Cf. G. Liedke / C. Petersen, Tora. Istruzione, in E. Jenni – C. Westermann, Dizionario teologico dell’Antico Testamento. Volume II, Marietti, Torino, 1982, col. 931ss. Cf. anche la voce « Torah », in Nouveau Vocabulaire Biblique, sous la direction de J.-P. Prévost, Bayard - Médiaspaul, Paris - Montréal 2004, p. 216s. [2] Cf. F.-X. Amherdt, Matteo 5,1-20, in Matteo. Nuova traduzione ecumenica commentata, a cura di E. Borghi, Edizioni Terra Santa,  Milano 2019, p. 68. [3] Per le attestazioni del termine «Torah  nel Coran, cf. M. Chebel, Dictionnaire encyclopédique du Coran, Fayard, Paris 2009, p. 444s. [4] Questa parafrasi del versetto coranico si può leggerla in Abû Ja‘far Muhammad Ibn Jarîr at-Tabarî, Commentaire du Coran. Abrégé, traduit et annoté par P. Godé, Éditions d’art les heures claires, Paris 1988, tome IV, p. 136. [5] Così in Le Coran. Traduction française et commentaire, par Si Hamza Boubakeur, Maisonneuve & Larose, Paris,1995, p. 397. di Renzo Petraglio

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