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    Gli ex-dipendenti del Giornale del Popolo hanno potuto contare sul fondo di solidarietà

    In media gli ex-dipendenti del Giornale del Popolo (quotidiano cattolico della Diocesi di Lugano fallito a maggio 2018) hanno ricevuto un sostegno di circa 25 mila franchi ciascuno. Il risultato, per il quale è stata da più parti espressa soddisfazione, è stato reso pubblico oggi nel corso di una conferenza stampa indetta nella sede dell’OCST a Lugano dall’associazione Solidarietà giornalisti e operatori dei media. “Il fondo di solidarietà istituito dopo il fallimento del Giornale del Popolo per supplire alla mancanza di un piano sociale è stato alimentato da donazioni che hanno sfiorato il milione di franchi”, ha sottolineato il Vicario generale della Diocesi di Lugano, nonché presidente del comitato dell’associazione monsignor Nicola Zanini. Due, in particolare, le raccolte fondi promosse fino ad ora. Agli ex-dipendenti e collaboratori esterni del Giornale del Popolo sono stati versati fino ad ora 936'833 franchi, mentre 16'379 sono stati utilizzati per le spese amministrative (spese bancarie, gestione dei versamenti, tenuta della contabilità, rapporto di revisione dei conti).

    La distribuzione di questa somma, che ha permesso almeno in parte di alleviare le conseguenze negative della perdita del posto di lavoro, è stata decisa secondo il principio della solidarietà attraverso dei criteri definiti da un apposito regolamento preparato da una commissione consultiva costituita per affiancare il comitato dell’associazione e nella quale siedono i sindacati OCST e Syndicom, l’associazione ticinese dei giornalisti (ATG), un rappresentante degli ex-dipendenti. “Nel sottoporre le nostre proposte abbiamo preso in considerazione criteri quali anzianità di servizio, età, persone a carico, ma ci è cercato soprattutto di considerare la situazione individuale di ognuno ”, ha sottolineato Renato Ricciardi, segretario dell’OCST. Al momento attuale buona parte dei 34 collaboratori rimasti senza lavoro sono riusciti a ritrovare un’occupazione più o meno stabile. Rimangono otto situazioni più critiche. Soddisfazione per il risultato finale è stata espressa anche da Nicola Morellato, segretario regionale del sindacato Syndicom. “Abbiamo messo al centro il principio di equità”, evidenziando anche l’impegno di tutti per dare forza a questo fondo. Per Ruben Rossello, dell’ATG, “si tratta di un risultato quasi sorprendente”, se confrontato, ad esempio, con le analoghe vicissitudine di “Le Matin”.

    “L’attività dell’associazione non si conclude oggi”, ha evidenziato monsignor Zanini, invitando gli ex-dipendenti che si trovassero ancora in situazione di difficoltà a farsi avanti. È ciò che è stati ribadito anche durante l’assemblea dell’associazione che ha preceduto la conferenza stampa. Il Vicario generale ha voluto anche ringraziare associazioni, fondazioni, enti, parrocchie, privati che hanno contribuito e contribuiscono ad alimentare il fondo di solidarietà. Da evidenziare che metà delle donazioni sono giunte da fondazioni vicine alla Diocesi. Il vicepresidente Roberto Poretti ha ripercorso, durante la conferenza stampa, ciò è successo dopo la situazione venutasi a creare a seguito del fallimento del Giornale del Popolo, sottolineando la ferma volontà da parte anche del vescovo monsignor Valerio Lazzeri di supplire alla mancanza di un piano sociale con la conseguente creazione dell’associazione e l’istituzione del fondo di solidarietà.

    Alla conferenza stampa era presente anche il giornalista Nicola Mazzi, ex collaboratore del Giornale del Popolo e ora in parte alle dipendenze dell’OCST e in parte freelance, al quale abbiamo chiesto un commento. “Naturalmente c’è soddisfazione per come ha lavorato l’associazione: si è ottenuto più di quando ci si sarebbe potuti aspettare”, ci dice. “È stato bello vedere la solidarietà e il movimento popolare sulla quale abbiamo potuto contare: non per tutti è così  - riferendosi a Le Matin -. Ora speriamo che tutti gli ex-collaboratori possano ritrovare un lavoro stabile”, si augura.

    Il commento di mons. Nicola Zanini

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