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Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    I commenti al Vangelo di domenica 27 novembre

    Calendario Romano Anno C / Mt 24,37-44 / I Domenica d’Avvento

    Il tempo è breve, per andare dove?

    di Dante Balbo
    Inizia un nuovo anno per la liturgia della Chiesa, con un periodo speciale, in preparazione al Natale
    di Gesù, chiamato Avvento. Per molti oggi è il tempo dei calendari, i più diversi e bizzarri, spesso senza alcun riferimento né alla nascita del Salvatore, né alla fede, dentro i quali si trovano cioccolatini, qualche frase di saggezza da social, ma anche scene erotiche. Nulla di che stupire, si tratta del solito movimento divoratorio del meccanismo del mercato, che fa propria qualsiasi cosa che gli consenta di prosperare.
    Rischiamo però di perdere l'essenza di questo tempo particolare: da un lato attesa di una nascita straordinaria che ha cambiato la storia, dall'altro memoria di qualcosa che riguarda tutti noi, nell'urgenza di trovare un senso al nostro correre. Il tempo è breve e non ci vuole la Sacra Scrittura per saperlo, perché tutti possiamo constatare che gli anni volano come le rondini che migrano e appena sono arrivate con i loro stridi e le loro danze nel cielo, già si radunano per ripartire.
    Quello che la Parola di Dio di questa prima domenica di Avvento ci ricorda è che ci sono due modi per correre: verso la morte senza scopo e senza ricordi, oppure verso la vita senza fine, in cui ogni istante che avremo vissuto prenderà un senso e riconosceremo che eravamo a nostra volta attesi. C'è un sonno dell'intelligenza, del cuore e delle opere, ci ricorda San Paolo, dal quale possiamo svegliarci, anzi, dobbiamo destarci, perché la salvezza ci viene incontro, la promessa che abbiamo ricevuto si fa presenza man mano che corriamo verso la meta. In modo ancora vago è la prima lettura a disegnare questo possibile traguardo, quando ci invita a salire sul monte del Signore perché sia Lui ad indicarci le sue vie, ma diventa chiarissimo nel Vangelo, quando Gesù ricorda che il nostro modo di affannarci nella vita che ci è data sarà il criterio per una scelta definitiva. Se avremo avuto nello sguardo l'orizzonte di Gesù, al momento della scelta, incontreremo il suo sguardo e scopriremo che da sempre e per primo ha camminato verso di noi.

    Dalla rubrica televisiva Respiro Spirituale di Caritas Ticino con mons. Willy Volonté in onda su TeleTicino e online su YouTube e Facebook – 1° domenica di Avvento dalla Chiesa Parrocchiale di Gentilino.

    Calendario Ambrosiano Anno C/ Mt 11,2-15 / Domenica III di Avvento

    Un Dio che si manifesta per promuovere l’umano

    di don Giuseppe Grampa
    Gettato nel buio delle sue prigioni da Erode che non ne tollerava la parola di denuncia, Giovanni Battista è attraversato da un dubbio terribile: Gesù di Nazareth è davvero l’Atteso, colui al quale lui, Giovanni, deve preparare la strada, oppure si deve attendere un altro?
    Ricordiamo alcune delle parole terribili della predicazione del Battista: «Razza di vipere…la scure si abbatte sull’albero che non porta frutti, il fuoco che brucia tutto quanto non è buon grano…». E invece, a differenza di queste affermazioni, sulle labbra di Gesù non vi sono parole di condanna.
    Da qui lo sconcerto di Giovanni, quasi una crisi di fede. Mentre Giovanni attende il castigo di Dio, Gesù annuncia che a tutti è aperta sempre la strada del perdono e della salvezza.
    Alla domanda di Giovanni: «Sei tu colui che deve venire?» Gesù risponde invitandolo a decifrare alcuni segni: occhi che si spalancano alla luce, orecchie aperte alle voci, gambe che saltano e lebbrosi che ritrovano la pelle delicata di un bambino e soprattutto poveri ai quali è annunciata la buona, la bella notizia: la speranza e la salvezza. Dio si comunica a noi attraverso situazioni, fatti, eventi umani. In particolare si manifesta attraverso eventi di liberazione, di riscatto umano, di guarigione. La gloria di Dio è l’uomo vivente e quindi là dove si realizza un processo di promozione umana, di solidarietà, di emancipazione lì possiamo dire c’è un indizio del Regno che viene. Gli stessi discepoli dell’Evangelo mentre collaborano con tutti gli uomini a liberare i loro fratelli dalle molteplici forme di servitù, oppressione e disumanità, non smettono di annunciare che la suprema liberazione dell’uomo ci è donata in Cristo.
    Ci avviciniamo al Natale: sapremo leggere nel segno del bimbo nella mangiatoia questo volto inconfondibile di un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio?

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