Quest’anno abbiamo seguito gli Esercizi predicati da Padre Mauro Jöhri, provinciale dei cappuccini. Vi propongo un riassunto. Il tema di questi esercizi è: avere gli stessi sentimenti di Gesù! Ricevere La prima cosa che abbiamo imparato dalla nascita è ricevere e dipendere. Diventando adulti, abbiamo imparato a dire grazie. Con l’età si ritorna fragili e dobbiamo di nuovo dipendere. Gesù inizia la sua missione ricevendo il battesimo, lo Spirito Santo. I cieli si aprono e Dio si comunica. Accoglie la voce del Padre e riceve il suo Amore. Anche nei tre anni di vita pubblica le donne si prendono cura dei discepoli. Non siamo capaci di dare, se prima non impariamo a ricevere. Non riusciremo mai a cambiare gli altri. Possiamo solo cambiare noi stessi. Domanda: Quali sono le cose belle che ricevo tutti i giorni? Ringraziare Gesù è capace di stupirsi, di lasciarsi sorprendere e di ringraziare. Dire grazie anche per gli errori (scopro che sono fragile e ho bisogno dell’aiuto degli altri e di Dio). La cosa peggiore che mi può capitare è una vita senza sfide. Essere sempre pronti ad accettare gli imprevisti della vita. Ringraziare Dio per le cose belle e meno belle è la chiave della felicità. Alla sera ringraziare per almeno tre cose positive che ci sono capitate nella giornata. Ringraziare anche per le cose passate. Mettere a servizio del prossimo i doni che Dio ci ha dato.Domanda: Come vivi il momento della gratitudine? So ringraziare anche per le cose apparentemente negative ma che mi fanno crescere? Donare Dio ama chi dona con gioia. Diamo gioia quando ci sentiamo amati. Dio ci ama gratuitamente così come siamo ma è felice quando noi diamo con gioia. (San Francesco espiava i propri peccati con la confessione e la penitenza). Non pensiamo che Dio ci guarda per giudicarci ma per amarci e noi lo dobbiamo scoprire in tutte le cose. Desiderare di conoscerlo di più. Dio ci cerca e ci aspetta.Domanda: in quali occasioni della mia vita ho sentito Dio vicino? Donare con gioia Come faccio le cose? Con il cuore o malvolentieri? Lo ritengo un servizio ai fratelli fatto gratuitamente, senza aspettare la ricompensa? La gioia che provo nel donare è già la mia ricompensa. Se poi qualcuno apprezza quello che faccio, meglio ancora… Posso decidere io come occupare bene il mio tempo: preghiera, lavoro, svago, riposo…ci vogliono umiltà e pazienza, senza la pazienza non si fa niente. Dio è capace di colmare i nostri cuori e renderci felici. Non abbiamo bisogno di cercare altrove la felicità: una sequela triste è una triste sequela. Saper anche ridere di sé stessi e sdrammatizzare le cose. Dio ci ha fatto bene e non manchiamo di nulla.Domanda: sono capace di ridere dei miei limiti? Corpo Con il corpo manifestiamo noi stessi, è un dono di Dio. Anche Gesù gioisce, piange, si stupisce, si arrabbia, si affeziona, ha paura, ha avuto fame, sete, si è sentito stanco, ha apprezzato la compagnia, il buon cibo e non hamai disprezzato il corpo, né persona alcuna. C’è chi ha più bisogni e chi ne ha di meno; nessuno deve sentirsi in colpa per questo. Ringraziamo Dio per il nostro corpo. Anche il camminare ha un effetto benefico sul nostrospirito. I filosofi e Platone disprezzavano il corpo (prigione), il cristianesimo no. Fare le cose con amore. L’amore non è invadente ma accompagna l’altro.Domanda: riconosciamo che siamo tempio dello Spirito Santo e che Dio dimora nel nostro cuore? Lavoro Gesù ha lavorato con le sue mani e con amore; sapeva cosa significasse essere operaio, ha imparato da Giuseppe l’arte del falegname. Gesù costruisce le sue parabole sul mondo del lavoro. Quando facciamo un bellavoro possiamo avere un orgoglio buono, che ringrazia Dio per il dono che ci ha dato. Poter lavorare è una grazia, ma il senso della nostra vita, più di tutto, è la nostra consacrazione a Dio. Fare le cose con competenza.Essere lieti e fieri per quello che facciamo. Vivere in comune significa mettere a frutto i nostri doni ma anche sapersi tirare indietro per lasciare spazio agli altri.Domanda: Come vivo il mio lavoro? Apprezzo i doni che Dio mi ha dato e lo ringrazio? Lascio spazio agli altri? di Suor Sandra Künzli