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Lun 2 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il commento ai Vangeli domenicali

    Calendario Romano Anno A / Mc 7,31-37/ XXIII Domenica del Tempo ordinario

    Ricominciare a tu per tu

    di Dante Balbo*

    Don Willy Volonté guarda Lugano ai suoi piedi, brulicante di attività, persone, commerci e vita che scorre in una città che si affaccia sull’immensità delle acque, nel lago che rimanda alle cose eterne. Sono queste realtà immutabili che richiamano il cuore dell’uomo alle altezze in cui scorre il Respiro Spirituale, che dalla 23sima domenica del Tempo Ordinario riprende il suo consueto percorso fra le letture che la liturgia propone ogni inizio di settimana. Il ritorno è singolare, perché la prima lettura ci sorprende con una esortazione del profeta Isaia a non lasciarci cadere le braccia. Lo diceva agli Ebrei in esilio, ma nulla sembra più opportuno in questi tempi in cui la tentazione di lasciarci andare, di sfiduciarci, di abbandonarci alle ipotesi più catastrofiche non è un evento peregrino. Oggi tuttavia l’idea di un Dio vincitore, liberatore e capace di cambiare la nostra sorte è difficile da ritrovare fra le piccole attenzioni quotidiane o a breve termine che ci affannano. Tuttavia c’è una risposta, per l’uomo reso sordo dal troppo rumore, ammutolito dalla povertà di pensiero, isolato anche in mezzo alla folla. Lo racconta il Vangelo che mostra quello che Gesù, un uomo in carne ed ossa, offre ad un sordomuto. Lo chiama in disparte, lo vuole a tu per tu, desidera guardarlo negli occhi e toccarlo, soffiare nella sua bocca il respiro di Dio che dice «Effatà, Apriti». Non è un comando paradossale come quello che si dà spesso ai timidi a cui si dice: «Ma devi esprimerti, aprirti, comunicare», come se loro, dolorosamente, non ne fossero consapevoli. È invece la confidenza di un amico, che dice «con me puoi farlo, io ci metto il cuore e il coraggio, tu devi solo accoglierlo, lasciarti guardare, toccare, bagnare con l’acqua che mi permette di donare la Parola di vita». Un incontro come questo è possibile anche a noi, ogni domenica, quando il Pane di vita scioglie la nostra lingua e rinvigorisce le nostre braccia stanche.

    *Dalla rubrica televisiva Il Vangelo in casa di Caritas Ticino in onda su TeleTicino e online su YouTube

    Calendario ambrosiano Anno A / Gv 3, 25-36 / I Domenica dopo il martirio di Giovanni

    L’amico dello Sposo

    di don Giuseppe Grampa
    Dedichiamo la nostra meditazione ad una sola parola, al titolo che Giovanni Battista si attribuisce, quello di «Amico dello Sposo», lo Sposo, naturalmente è Gesù. Davvero con queste parole Giovanni descrive lo stile del discepolo che non pretende per sé il primo posto: questo spetta allo sposo, l’amico prepara, introduce, presenta ma poi fa un passo indietro. Deve esser questo il nostro stile, questo lo stile della Chiesa, comunità di discepoli: diminuire perché Lui, il Signore, cresca. Se invece di molte, troppe nostre parole che pretendono di far conoscere Gesù, lasciassimo spazio alle sue parole; se anche noi come Francesco d’Assisi ci proponessimo di lasciar risuonare l’Evangelo sine glossa, cioè senza commenti, certamente la forza della sua Parola toccherebbe i cuori. Avverrebbe come nei villaggi lungo il lago di Galilea quando per la prima volta risuonò l’Evangelo e le folle accorrevano e tutti erano colpiti dalla parola autorevole di Gesù. Quante parole ecclesiastiche, troppe! Abbiamo rovesciato il programma di Giovanni: noi, con i nostri discorsi e documenti aumentiamo a dismisura mentre l’Evangelo di Gesù diminuisce. Torniamo a credere alla sua forza, alla sua efficacia: piccolo seme capace di dar vita ad un grande albero, pugno di lievito capace di fermentare tutta la pasta. Ma il titolo «Amico dello Sposo» custodisce anche una suggestiva descrizione della fisionomia di Gesù: è lo Sposo. Nella scrittura Sacra questo titolo non è nuovo: quante volte i profeti lo hanno attribuito a Dio, sposo del suo popolo. Il vincolo tra Dio e il suo popolo non ha nulla di autoritario, ma ha la tenerezza del legame d’amore tra lo sposo e la sposa. Che volto avrà mai questo Dio che si compiace di farsi conoscere attraverso quella che è forse l’esperienza più intensa della vita di un uomo e una donna: l’esperienza dell’amore coniugale? Quando diciamo che l’amore coniugale è sacramento riconosciamo che là dove un uomo e una donna tentano di vivere la bellezza e la fatica di questo legame, lì si rivela il vero volto di Dio.

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