di Corinne Zaugg
La festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, viene celebrata la domenica tra il Natale e il Capodanno, in assenza della domenica, come quest’anno, la si festeggia il 30 dicembre. In ogni caso, rimane una festa che spesso sfugge via senza che quasi ce ne accorgiamo; eppure ha così tanto a che fare, non solo con il Natale, ma proprio anche con noi. Perché l’evento della nascita è certo spettacolare, è l’avvento della profezia, è la luce che squarcia la volta celeste e riempie il silenzio della notte stellata di canti e di presenze alate, ma è anche punto di partenza di una vita, di una storia d’amore senza tempo. Una storia che ci si fa incontro tutte le volte che un bimbo viene alla luce: istante di sospesa meraviglia. «Istante»: perché la vita non si ferma mai.
Dormiva Giuseppe, quando fu avvertito in sogno di mettersi in cammino. «Partire… alzarsi… fuggire… rifugiarsi» sono i verbi che sin da subito la famiglia di Nazareth dovette mettere in pratica. Verbi che ancora oggi fanno parte del bagaglio esistenziale di tanti. Direi di tutti. Perché per tutti noi la vita è partenza. È movimento. È cammino. Cadere, alzarsi, ripartire, fuggire, accogliere, perdere, perdersi, ritrovare e ritrovarsi. Situazioni che conosciamo e che ci accompagnano sull’arco di tutta una vita. E che ci dicono che sì, succede, accade che anche Giuseppe e Maria e Gesù ci sono passati, che sanno. Che a volte si arriva in un posto sicuro, là dove siamo attesi, là dove non pensavamo di arrivare. Guardare alla Santa famiglia significa per noi, oggi, in qualunque posto della vita siamo arrivati, a considerare il cammino che abbiamo fatto. All’interno delle nostre relazioni e della nostra storia. Perché famiglia siamo tutti. Tutti facciamo parte di questa famiglia umana che affamata di amore, cerca di realizzare il suo sogno. Non è una triade perfetta, la famiglia di Nazareth. Nulla è andato per il verso «giusto», sin dall’inizio della loro storia. Eppure… Ricordiamocelo nel momento in cui la Chiesa ci invita a celebrarla. Non per la sua perfezione, ma per la disponibilità ad accogliere un progetto di vita inedito, di sognare un sogno grande e di mettersi in cammino custodendolo nel proprio cuore e facendolo diventare progetto di vita condiviso. Semplicemente affidandosi.