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Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il senso profondo dell'Eucaristia

    Quando riceviamo l’Eucaristia, noi entriamo in comunione con il Corpo glorioso di Cristo, siamo quindi portati oltre il tempo e lo spazio contingenti di questo mondo, nella dimensione gloriosa, che non ha né tempo né spazio. Quanto a noi, dovremmo allora dire che la nostra vita fatta di tempo e di spazio è solo apparente: la Realtà che ci costituisce è quindi già la Realtà eterna. Il compito del credente è allora quello di estendersi in questo mistero e di scegliere in conformità a quello che riceviamo nell’Eucaristia. Ma, se ben riflettiamo, facendo la comunione, non siamo noi a scegliere. Al contrario, noi siamo scelti dalla forza e dall’Amore della Gloria, che ci attrae e ci prende. In altre parole, è la Gloria che sceglie noi, la Gloria alla quale nessuno può strapparci, a meno che non siamo noi a lasciarla. E questo è il peccato, l’“obiezione”, quindi, alla Gloria. Ed esattamente a tale obiezione e a tale ribellione ci spinge il Demonio. La Forza attraente di Dio, in realtà, non può essere vinta da nessuno. La fede consiste precisamente in questa certezza. Aggiungendo che, nel caso in cui noi abbiamo deliberatamente obiettato a questa Forza divina, e quindi peccato, l’infinita bontà di Dio non esita a soccorrerci, e per la mediazione di Cristo – morto, risorto, e glorioso – otteniamo il perdono. Comprendiamo allora tutto il significato dell’espressione: «Essere nelle mani di Dio». È la ragione della profonda serenità del credente, che non si poggia sui propri meriti, ma su quelli di Cristo, che ci infonde tale serenità e ce la offre come dono. La vita del credente potrà essere tribolatissima, ma non mai priva di speranza. Con l’Eucaristia riceviamo il Corpo Glorioso di Cristo, non il Corpo della Passione o del tempo della Vita terrena di Gesù: quel Corpo è passato per sempre e non è possibile né sensato retrocedere. Per altro non ci sono più Corpi di Cristo, attualmente ce ne è uno solo ed è quello Glorioso. È vero che facendo la comunione noi prendiamo parte alla Passione di Cristo – recolitur memoria passionis eius –, ma alla passione da Cristo vissuta, che in maniera e in forma reale è contenuta, quasi travasata, nella Gloria, la quale elargisce tutta la “virtus”, tutto il valore della stessa Passione, che si ritrova nella Gloria. Si direbbe: come nel frutto maturo si trova tutto il valore del frutto non ancora maturo. E, aggiungiamo, nella Gloria è recuperata la Grazia, come un “meno” in un “più”. L’Eucaristia, ossia il Corpo Glorioso di Cristo, in cui si è inclusa la Passione, è un Mistero indicibile, una situazione che si pone di là da ogni immaginazione; una situazione che può essere solo opera di Dio. Per cui si può concludere che ogni comunione è un “miracolo”, non per l’apparire esteriore, ma per la sostanza che lo costituisce. Lo stato normale di chi riceve l’Eucaristia non può che essere l’estasi, cioè l’essere fuori dai confini normali temporali e spaziali, e dentro ciò che sta oltre, dunque lo stato di Dio, che per altro gode e si compiace che un suo figlio ne partecipi su questa terra. di Inos Biffi

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