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Sab 31 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il vescovo di Lugano alla domenica delle Palme: "Siamo attesi tutti da Cristo"

    La domenica delle Palme ha il respiro della primavera, ha il valore della memoria, trascina il sapore della nostalgia in una ricerca di infinito. La sapienza della Liturgia sottolinea pure quanto possa essere contraddittorio il nostro cuore. Unisce infatti “l’osanna al Figlio di Davide”, gridato dalla folla festante all’ingresso di Gesù in Gerusalemme, al grido violento del “crucifige” urlato in faccia a Pilato, come risuonato nel racconto della Passione.

    Il Vescovo Lazzeri, benedicendo gli ulivi in Cattedrale a Lugano, ha ricordato che questa celebrazione “è preludio alla Pasqua, alla quale ci siamo preparati con la penitenza e con le opere di carità della Quaresima”. Ha sottolineato l’invito ad accompagnare “con fede e devozione il nostro Salvatore, chiedendo la grazia di seguirlo fino alla Croce per essere partecipi della sua Risurrezione”.

    Con Mons. Lazzeri hanno concelebrato il cerimoniere Don Emanuele Di Marco e i canonici Don Aldo Aliverti, Mons. Azzolino Chiappini, Mons. Claudio Mottini e Mons. Ernesto Volonté. Il canto è stato guidato da un gruppo di coristi diretti da Giovanni Conti.

    Luminoso di speranza il messaggio dell’omelia, dove Mons. Lazzeri ha subito sottolineato che

    “una cosa deve risultarci chiara all’inizio della Settimana Santa: ancora una volta il Signore attende di poter vivere con noi questi giorni”. Ha così richiamato quelle parole rivolte da Gesù ai discepoli e ora anche a noi: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”.

    E’ Lui infatti “a prendere l’iniziativa”. E’ Lui “a precederci nell’avventura della salvezza, ad auspicare la nostra presenza al banchetto già pronto della sua vittoria pasquale sul male e sulla morte”. Infatti “il Signore cerca le nostre persone. Ha bisogno di averci a tavola con Lui, di stare in mezzo a noi come colui che serve. E’ un’esigenza del suo amore”, perché “vuole entrare nella nostra storia, abitare da dentro la nostra condizione umana, prendere su di sé quel male e quella tristezza che sembrano minare ogni possibilità di gioia sulla terra”. Chiara la domanda del Vescovo: “Riusciamo a cogliere questa sollecitudine divina?”. “Ci rendiamo conto di essere aspettati?”. Allora “credere è semplicemente cessare di tenere gli occhi chiusi sulla realtà”. Occorre stare “con tutto noi stessi, così come siamo, davanti alla Croce gloriosa di Gesù”. E’ l’esempio del buon ladrone, al quale “è bastato un attimo di lucidità, un secondo di onestà e di fiducia, di verità su di sé e di abbandono a Lui” e così “tutto il buio, il senso di colpa, il rimpianto amaro e la tristezza vengono lavati via nell’istante del perdono”.

    L'invito del vescovo per la Settimana Santa 

    Prezioso quindi questo invito del nostro Pastore: “non lasciamo passare invano i giorni che ci stanno davanti. Non limitiamoci oggi a portare a casa soddisfatti il rametto di ulivo, come fosse un amuleto in grado di rendere automaticamente più buona e cristiana la nostra vita”, ma sentiamo di dover esaudire “il desiderio di Gesù di mangiare la Sua Pasqua con noi”, facendo entrare “finalmente anche nella nostra storia il Re di pace e di giustizia, il Signore della gloria”. Mons. Lazzeri ha rinnovato questo invito congedando l’Assemblea prima della benedizione finale, chiedendo di “vivere in profondità questa Settimana Santa”.

    (g.b.)

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