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  • Incontro a Besso tra il vescovo di Lugano e i docenti di religione (10.9.2022)

    Il vescovo di Lugano incoraggia il lavoro dei docenti di religione nella scuola ticinese

    Un lavoro prezioso che viene svolto nella scuola nel rispetto degli ordinamenti e delle istituzioni. Un ruolo stimato dalla Chiesa. Un ruolo che i docenti di religione sanno di svolgere in una società post cristiana. Queste sono alcune riassuntive considerazioni tratte dalla parole che il vescovo di Lugano Lazzeri ha rivolto sabato 10 settembre 2022 a Besso ai docenti di religione cattolica delle scuole del Cantone Ticino. Di fatto una rappresentanza di una trentina che si sono ritrovati a San Nicolao a Besso per celebrare l’Eucaristia, ascoltare la parola del vescovo, condividere a gruppi un momento di dialogo. «La riflessione ed il dialogo hanno fatto bene al cuore di tutti coloro che hanno deciso di partecipare a questa giornata. L’intento era proprio quello di incoraggiare la categoria professionale dell’insegnante di religione e di stringere ulteriori rapporti di prossimità», così don Rolando Leo, direttore dell’ufficio Istruzione religiosa scolastica (UIRS).

    Il vescovo Lazzeri ha sottolineato in modo positivo la presenza della religione nel laboratorio scolastico ticinese. Una presenza che chiede l’acquisizione di un linguaggio adeguato e di elementi pedagogici. Mons. Lazzeri ha usato alcune icone evangeliche riprese dalla sua ultima lettera pastorale per motivare i docenti di religione. Così «Gesù, il maestro, ha lavorato più sulle domande che sulle risposte, pensiamo alla questione fondamentale che ha posto ai discepoli: «La gente chi dice che io sia? E voi?».  E poi Gesù che chiama a sé i discepoli e li manda a due a due. «Come docenti – ha sottolineato mons. Lazzeri – è importante non vivere isolati». Per questo il vescovo ha stuzzicato i presenti con la domanda: «In che misura i docenti di religione sentono di poter e dover fare riferimento ad altri che compiono il medesimo viaggio?».

    Convergenza e coscienza comune affidata ai docenti.

    Certo le difficoltà non mancano. Il vescovo ha esortato i docenti a ricorrere alla dimensione spirituale, al rapporto vivificante con Gesù. «Senza profilo spirituale interiore, ci sentiamo sconfitti e ci perdiamo». E poi con quale stile personale? Di nuovo, il Vangelo viene in aiuto con un forte richiamo all’essenzialità. I discepoli sono mandati in missione con «bastone e sandali», due elementi che ricordano le difficoltà del terreno. Quindi l’invito del vescovo ad un entusiasmo realista, consapevole dei propri limiti creaturali. La scuola è «una realtà umana con dinamiche precise (integrazione, dialogo, cordialità) ed una logica di istituto». Una realtà «costituita di relazioni che sono fondamentali». Un luogo dove si può anche sperimentare il fallimento personale, «che va integrato nel cuore, senza appesantirsi e permettendo al viaggio di continuare». Il vescovo ha ricordato l’aneddoto dell’Abbé Pierre che diceva che non è importante dove si arriva bensì da dove si parte (spesso da zero, di nuovo, tutti gli anni): non è importante la falcata del passo che si compie, ma le tre «P», «piccolo, pratico, possibile». Per concludere mons. Lazzeri ha constatato che l’insegnante è chiamato ad essere «una presenza che conforta, che guarisce, che illumina, che incoraggia, che aiuta a vivere umanamente», perché se «nella scuola e nella società, ognuno porta il peso delle sue ferite, tutte e tutti abbiamo bisogno di lenirle».

    (red) 

    Nb: all’incontro erano presenti una trentina di docenti di religione di tutti gli ordini scolastici;  La concomitanza con altri eventi ha ridotto le presenze a questo appuntamento.

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