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    In Ticino i Ministri straordinari della Comunione si aggiornano

    I Ministri Straordinari della Comunione della Diocesi di Lugano si incontrano e intraprendono una nuova via di aggiornamento e approfondimento del proprio impegno pastorale. Sabato 16 febbraio si è svolto il primo incontro di formazione teologico-pastorale per 58 persone provenienti da diverse parrocchie della Diocesi di Lugano. Queste poche parole potrebbero riassumere la notizia di questo incontro? No, certamente no. Chi ha vissuto queste ore di incontro potrebbe testimoniarlo: la forza di essere uniti a servizio della Chiesa, delle persone che chiedono e ricevono la Presenza di Cristo nel loro cuore è qualcosa che non può essere pienamente descritto. E allora, cosa significa essere Ministro Straordinario della Comunione e cosa spinge le persone a mettersi a disposizione? Lo abbiamo chiesto a due di loro, che già da tempo stanno camminando ed operando nelle loro comunità. Luca Turlon, di Ponto Valentino in Val di Blenio racconta il suo impegno in una regione che certamente non è semplice neanche dal punto di vista geografico: “Noi abbiamo l’ospedale e la casa anziani, con un cappellano che durante l’anno si occupa di tante persone. In estate, durante le sue vacanze e le vacanze di altri Parroci, io mi metto a disposizione per assicurare la distribuzione dell’ Eucarestia. Nella Media Valle i paesini sono un po’ discosti e c’è molto da fare.” Ma come è nata questa voglia di mettersi al servizio delle persone? “Tutto è partito dalla mia conversione a 22 anni durante una domenica organizzata dal movimento dei focolari. Ero cresciuto in collegio e già da piccolo mi chiudevo in camera a “dire messa”. Insomma nel mio cuore c’è sempre stato questo desiderio di diventare diacono permanente o di servire la Chiesa. In fondo lo vivo già tutti i giorni, con la gente, nel mio lavoro. Facendo il rappresentante porta a porta, ho l’opportunità di incontrare persone sofferenti o che vogliono semplicemente parlare. Questa vocazione va avanti da anni e sono felice di aver intrapreso questo percorso meraviglioso in cui incontro persone come me e scambio idee. Anche le donne sono ammesse a questo percorso, malgrado una certa diffidenza da parte dei fedeli nei loro confronti. Proprio con una di loro, Cecilia, che svolge il suo servizio a Lugano, abbiamo parlato del come gestire l’essere donna: “Ne abbiamo proprio parlato durante il corso di sabato 16 febbraio. Spesso quando distribuiamo la Comunione accanto al Parroco, vediamo una migrazione delle persone dalla nostra fila alla sua. Ma ci è stato detto che non dobbiamo scoraggiarci, il nostro è un servizio e come tale dobbiamo viverlo. Già fra prete e laico, la fila del prete è più lunga, tra Vescovo e prete idem… quindi cerchiamo di farlo con umiltà.” Certo da donna è ancora più complicato, ma come mai Cecilia ha accettato? “A dir la verità, mi è stato chiesto più di 15 anni fa dal parroco poiché operavo già come catechista e i parrocchiani mi riconoscevano come tale. Mi sentivo indegna di questo compito ma per obbedienza ho accettato. In fondo sono stata chiamata ed ho solo risposto eccomi.” Da anni alcuni laici operano nelle Parrocchie con un servizio liturgico, negli ospedali e case anziani con un servizio di vicinanza e di fraternità. Perché dunque proporre ora un corso? Qual è la sua valenza? Lo abbiamo chiesto a don Sergio Carettoni, delegato vescovile per il Diaconato Permanente e per i Ministeri Laicali che guida durante questo corso 129 persone fra uomini (65), donne (26) e religiose (38). “Anzitutto svolgere con qualità e competenza il proprio servizio nella Chiesa è una chiamata di responsabilità che non può essere disattesa da nessuno. Che si tratti di un parroco, oppure di altri operatori impegnati direttamente in un servizio pastorale, è un dovere di fraternità essere attenti al proprio stile di prossimità.”

    Tra le 129 persone che seguono il percorso formativo che ha come tema "Servire la Comunione", alcune da anni svolgono questo servizio. Come mai oggi si è deciso di offrire loro una formazione?

    “Non si tratta tanto di imparare, di fagocitare cose nuove, nozioni sempre più ricercate, quanto di curare la motivazione con la quale si mette in gioco la propria persona per la causa buona del Vangelo.”

    Che finalità avete con questa proposta?

    L’impegno è quello di aiutare chi svolge questo ministero a conoscere sempre meglio il Signore Gesù, celebrato all’interno della Santa Messa e servito nel corpo sofferente di un fratello e di una sorella.

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