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  • La Commissione di bioetica della CVS esprime preoccupazione per le misure sull’adozione

    La Commissione di bioetica della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha reagito a due decisioni del Consiglio federale: il divieto dell’adozione internazionale e la legalizzazione della donazione di ovociti. La Commissione ritiene che, in entrambi i casi, il bene del bambino dovrebbe prevalere sul desiderio di avere un figlio.

    Entro la fine del 2026, l’adozione internazionale sarà vietata in Svizzera, ha annunciato il Consiglio federale alla fine di gennaio 2025. Una decisione presa a causa dei numerosi casi di abusi in questo ambito e della difficoltà, per la Svizzera, di attuare misure di protezione sicure per i bambini adottati.

    Una seconda decisione importante riguarda l’elaborazione di una legge che autorizzi la donazione di ovuli, attraverso modifiche alla legge sulla procreazione medicalmente assistita (LPMA). Si intende allentare la regola attualmente in vigore nella fecondazione in vitro, che fissa a dodici il numero massimo di embrioni sviluppabili per ciclo di trattamento. «Così facendo – deplora la Commissione di bioetica della CVS in un comunicato del 19 marzo 2025 – si sacrifica una misura importante di protezione dell’embrione».

    Messaggi contraddittori

    Gli esperti in etica dei vescovi svizzeri chiedono innanzitutto di riconoscere che l’adozione internazionale rappresenta un gesto di protezione dell’infanzia che in passato ha salvato migliaia di bambini, sottraendoli a condizioni di vita insostenibili. «Rimettere al centro delle preoccupazioni l’interesse del bambino – affermano – non significa vietare l’adozione internazionale, ma piuttosto raddoppiare gli sforzi per garantire, a tutti i livelli, che le procedure siano controllate, sia in Svizzera che all’estero».

    Per la Commissione, «il messaggio che il Consiglio federale trasmette con queste due decisioni riguardanti la fondazione di una famiglia è contraddittorio: nel caso del divieto dell’adozione internazionale, prevale il diritto del bambino a conoscere le proprie origini sul desiderio dei futuri genitori adottivi di offrire una casa a un bambino bisognoso; nel caso della legalizzazione della donazione di ovuli e degli altri allentamenti della LPMA ad essa collegati, prevale il desiderio dei genitori, non solo sulla protezione della donatrice e del nascituro, ma anche sulla vita dei numerosi embrioni sacrificati per aumentare le probabilità di successo della tecnica di procreazione».

    «Solo l’adozione permette di difendere il diritto del bambino a una famiglia»

    «Il diritto di conoscere le proprie origini viene sbandierato come motivo sufficiente per vietare l’adozione – prosegue la Commissione – mentre la revisione della LPMA creerà da zero e a migliaia situazioni in cui il bambino avrà sì accesso ai dati dei suoi genitori biologici, per non ostacolare la costruzione della sua personalità, ma solo dopo la maggiore età (quando buona parte della sua personalità sarà presumibilmente già formata)».

    La Commissione di bioetica invita quindi il Consiglio federale a riconsiderare la propria decisione, sostenendo che «il desiderio di avere un figlio espresso dalle coppie dovrebbe applicarsi in entrambi i casi. Ora, solo l’adozione – se le si concedono gli strumenti di controllo necessari – permette di difendere il diritto del bambino ad avere una famiglia, senza sacrificare numerosi bambini non ancora nati, anch’essi degni di protezione!»
    (cath.ch/com/rz/traduzione catt.ch)

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