Un giovane monaco si recò da abba Teodoro e gli confidò che faticava a vivere in solitudine. L’anziano gli consigliò allora di unirsi ad altri fratelli. Poco dopo, il giovane tornò e si lamentò ancora che non trovava pace nemmeno a vivere con gli altri fratelli. Abba Teodoro gli chiese: “Da quanti anni porti l’abito?” “Da otto”, rispose il giovane. Il Padre gli disse: “Io sono monaco da ottant’anni e provo ancora fatica e tu, dopo otto anni pretendi di trovare pace?” Il giovane, alla risposta dell’anziano, se ne andò edificato. (cfr. Detti editi e inediti dei padri del deserto, comunità di Bose). In realtà tutti sentiamo la fatica del cammino che spesso è in salita, ma S. Agostino ci dona una parola “chiave” per sentire di meno il peso del nostro andare: l’amore! Scrive, infatti, in un suo libro: “Quando si ama, non si fatica, o, se si fatica questa stessa fatica è amata”. Nel commento alla prima lettera di Giovanni, il vescovo di Ippona afferma: “Sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene” e in un suo discorso così sottolinea: “Animato dalla carità, ti sarà facile tutto ciò che prima era assai faticoso; sorretto da essa, ti sarà leggero tutto ciò che giudicavi pesante”. Il Signore potrebbe portarci in un attimo alla perfezione ma preferisce che facciamo piccoli passi; che cadiamo e ci rialziamo. L’importante è che gli siamo fedeli. Spesso ci lamentiamo di quello che non va e non ci accorgiamo di quanti doni il Signore ci elargisce. Facciamo il proposito di lamentarci il meno possibile; renderemo la vita più gradevole a noi stessi e agli altri!Suor Sandra Künzli di Suor Sandra Künzli