In questi giorni di Pasqua voglio leggere una sezione del Vangelo secondo Luca. È il capitolo 24, là dove Gesù, incontrando i suoi discepoli il giorno di Pasqua, dà loro il suo ultimo messaggio[1]. 2444 Gesù disse loro: «Sono queste le parole che vi avevo detto mentre ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte - scrittura definitiva - su di me nella Torah di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45 Allora aprì loro la mente alla comprensione delle Scritture 46 e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo [deve] patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47 e nel suo nome [devono] essere proclamati a tutte le genti il cambiamento di mentalità e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi [siete] testimoni» (Luca 24,44-48)[2]. Il verso 44 ricorda ciò che si legge all’inizio di questo medesimo capitolo, la narrazione delle donne che, il mattino di Pasqua, vanno alla tomba per portare degli aromi preparati per il corpo di Gesù[3]. A queste donne che - nel sepolcro - non trovano il corpo di Gesù, «due uomini in vesti luminose» (24,4), quindi due messaggeri che vengono dal cielo, annunciano la risurrezione di Gesù dicendo loro: « Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è stato risuscitato. Ricordate come vi parlò quando era ancora in Galilea. Egli diceva che il figlio dell’uomo doveva essere consegnato in mano ai peccatori, essere crocifisso e risuscitare il terzo giorno» (24,5-7). Rispetto a questi versetti, nel verso 44 Gesù aggiunge la referenza all’Antico Testamento: « bisogna che si compiano tutte le cose scritte - scrittura definitiva - su di me nella Torah di Mosè, nei Profeti e nei Salmi ». E qui, cosa sorprendente, la Scrittura non è evocata soltanto come «la Torah» (cioè come l’istruzione o l’insegnamento di Mosè) e «i Profeti» come avviene solitamente dei Vangeli, ma come composta da tre parti: La Torah, i Profeti e i Salmi. Questo modo di menzionare l’Antico Testamento ha un parallelo nella tradizione giudaica, attestata in un manoscritto di Qumran e giocherà un ruolo importante negli Atti degli apostoli[4]. Infatti, negli Atti i Salmi sono utilizzati per preparare la fede nella risurrezione (cf. Atti 13, 33). Infine, nei versi 46 e 47, Gesù fa ancora un riferimento alla Scrittura utilizzando tre verbi[5]: «Il Cristo [deve] patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome [devono] essere proclamati a tutte le genti il cambiamento di mentalità e il perdono dei peccati ». E in questa frase la Scrittura evoca, con la passione e la risurrezione, l’attività della comunità nella sua predicazione di conversione e offerta di perdono[6]. Accanto a questa pagina del Vangelo voglio leggere anche alcuni versetti del Corano, e più precisamente dei versetti della Sura intitolata «Maria», una Sura della quale due settimane fa abbiamo letto una piccola sezione. Ecco i versetti che abbiamo già letto e anche i successivi. 1930 Disse: «Io sono, certo, il servo di Dio. Egli mi ha dato il Libro e mi ha designato profeta. 31 Ovunque io sia, Egli mi ha reso benedetto e mi ha raccomandato, finché vivrò, la preghiera, la Zakât 32 e d’essere caritatevole con mia madre. Non mi ha fatto né superbo né ribelle. 33 E la pace sia su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morirò e il giorno in cui verrò resuscitato vivo». 34 Ecco Gesù figlio di Maria: parola di verità di cui essi dubitano. (Sura 19,30-34)[7]. In questi versi il Corano ci presenta le prime parole di Gesù, Gesù che - ancora nella culla (v. 29) - si presenta nella sua relazione con Dio. Egli dichiara: «Io sono, certo, il servo di Dio». Quanto a Dio, « Egli mi ha dato il Libro e mi ha designato profeta ». E sottolineando la sua relazione personale con Dio, Gesù permette alle genti di comprendere il carattere unico della sua nascita, una nascita miracolosa. In seguito, nei versi 31 e 32, Gesù presenta quello che sarà il suo stile di vita, lo stile di un uomo «benedetto», un uomo che prega, che vive la sua solidarietà con i poveri e i marginalizzati e, nello stesso tempo, la bontà con sua mamma. Poi, nel verso 33, il bambino Gesù guarda la sua vita tutta intera, nascita, morte e risurrezione, e tutto sotto il segno della pace. Questo verso è nella linea del verso 15, sempre in questa stessa sopra, dove - a proposito di Giovanni Battista - si legge: «la pace su di lui il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà e il giorno in cui verrà resuscitato vivo». Le due frasi sono molto simili, ma, se a proposito di Giovanni, è Dio che dice «la pace su di lui», nel verso 33 è Gesù stesso a dire: «la pace sia su di me»[8]. E la medesima osservazione vale a proposito della resurrezione; a proposito del Battista, è Dio che afferma: «il giorno in cui verrà resuscitato vivo»; a proposito di Gesù, è lui stesso - nel Corano come nella Bibbia - che evoca la sua resurrezione futura. Che questo sguardo verso l’avvenire possa animare e incoraggiare anche ciascuna e ciascuno di noi. Guardiamo insieme a questo futuro che ci attende presso Dio. Quindi coraggio, siamo insieme. [1] A Luca 24,36-49, François Bovon dà questo titolo: « Présence du Ressuscité et dernier message ». Così in F. Bovon, L’Évangile selon saint Luc. 19,28-24,53, Labor et fides, Genève, 2009, p. 454. [2] Questa traduzione riprende, con leggere modifiche, quella di Cesare Marcheselli Casale, Luca 24,36-53, in Luca. Nuova traduzione ecumenica commentata, a cura di E. Borghi, Edizioni Terra Santa, Milano, 2018, p. 350. [3] Per questo rinvio, cf. C. Marcheselli Casale, Luca 24,36-53, in Luca. Nuova traduzione ecumenica commentata, a cura di E. Borghi, Edizioni Terra Santa, Milano, 2018, p. 350. [4] Cf. F. Bovon, L’Évangile selon saint Luc. 19,28-24,53, Labor et fides, Genève, 2009, p. 468. [5] Cf. E. Borghi, La gioia del perdono. Lettura esegetico-ermeneutica del Vangelo secondo Luca, Edizioni Messaggero, Padova, 2012, p. 399. [6] D. Marguerat et E. Steffek, Évangile selon Luc, dans Le Nouveau Testament commenté, sous la direction de C. Focant et D. Marguerat, Bayard - Labor et fides, Paris - Genève, 2012, p. 397s. [7] Il Corano, Introduzione di K. Fouad Allam, traduzione e apparati critici di G. Mandel, UTET, Torino, 2006, p. 152. [8] Per questa osservazione, cf. M. Gloton, Jésus le Fils de Marie dans le Coran et selon l’enseignement d’Ibn ‘Arabî, Albouraq, Beyrouth, 2006, p. 314s. di Renzo Petraglio