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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • COMMENTO

    "La santità, un tema necessario". Un commento alla festa del 1. novembre

    di fra Roberto Fusco*

    Oggi, per noi uomini e donne del XXI secolo, la santità non è una delle questioni più importanti da affrontare. I preoccupanti cambiamenti climatici, le guerre che impegnano da anni i mezzi di informazione e che gettano una luce sinistra sul futuro dell’Europa e del mondo, la solitudine e la fragilità dilaganti nella società sono argomenti molto più urgenti che richiamano la nostra attenzione.

    Eppure mai come oggi avremmo bisogno di riprendere in mano il discorso su questo tema: ogni anno la liturgia ci propone un confronto su di esso, attraverso la solennità di tutti i santi. È la solennità in cui siamo chiamati a riflettere su cosa possa dire a noi una parola che può sembrare in disuso, ma che invece non ha perso la sua pregnanza ed il suo profondo significato.

    La celebrazione di tutti i santi è la celebrazione della santità cristiana, in tutte le sue forme e le sue manifestazioni. Ogni epoca ha avuto i suoi modelli di santità: papa Francesco, qualche anno fa, ha parlato esplicitamente dei santi della porta accanto, cioè quelle persone che vivono la loro esperienza di Dio nella quotidianità, nella normale routine - e forse anche monotonia - dei giorni che passano, a volte sempre uguali a se stessi.

    Eppure, proprio in essi si nasconde il segreto di una reale ed autentica santità: non esiste un santo che non abbia vissuto la propria esperienza di fedeltà a Dio lì dove la sua vita si svolgeva. Per questo, il santo della porta accanto a noi è quello che vive con i piedi ben piantati per terra: quello, per intenderci, che si rimbocca le maniche e si dà da fare per iniziare ad evangelizzare quel piccolo pezzo di storia che Dio gli ha affidato.

    Non è importante quanto sia grande, o quanta visibilità questo compito gli dia: colui che cerca realmente Dio sulle strade della storia quotidiana, solitamente rifugge i riflettori, non ama i selfie e guarda con sospetto tutto ciò che può metterlo al centro dell’attenzione. Piuttosto, egli sa che c’è un regalo da imparare a gestire bene e che bisogna in tutti i modi far fruttare: il tempo. Poco o tanto, dilatato o sempre congestionato, esso è l’unico dono che realmente abbiamo attraverso il quale svolgere il nostro compito di vivere il vero comandamento di Dio: “«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza». E il secondo comandamento è questo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Non c'è altro comandamento più importante di questo» (Mc 12,29-31).

    E se decidessimo di diventare proprio noi, quei santi della porta accanto? Se stavolta prendessimo davvero sul serio le parole di Gesù per vivere un’esperienza gioiosa ed appagante del Vangelo? La celebrazione di tutti i santi, allora, vuole ricordarci anzitutto questo: non esiste una santità triste, ma soltanto un’esperienza gioiosa del Vangelo, la bella notizia che tanti attendono ma che pochi sanno trasmettere.

    Ecco, allora il nostro compito: riscoprire, ancora una volta, la gioiosa chiamata a vivere in pienezza la nostra esperienza di Dio, essere luce per gli altri e divenire balsamo per le ferite di chi ci cammina accanto. Questa è l’unica, vera santità di cui abbiamo realmente bisogno oggi e che il mondo attende con nostalgia.

    *Docente di teologia spirituale alla Facoltà di Teologia di Lugano

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