«Allarga lo spazio della tua tenda» (Is 54,2) questo il titolo del documento su cui laici, preti e vescovi delegati delle Chiese d’Europa per la tappa continentale a Praga del Sinodo 2021-2023 si sono chinati. Un motto che dice Chiesa aperta, inclusiva. L’incontro europeo a Praga è stato simile e diverso insieme. Sono emerse visioni differenti, frutto anche di cammini locali. Pensiamo all’Est dell’Europa, dove non in tutte le Chiese la ricezione del Concilio Vaticano II è arrivata (in Lettonia solo da 5 anni i testi conciliari sono tradotti nella lingua locale), pensiamo al cammino sinodale tedesco dove gli orizzonti della missione chiedono di aprirsi a nuove prospettive ministeriali, pensiamo alle Chiese dell’area mediterranea, dove le sfide pastorali sono spesso ancora troppo appannaggio di riflessioni esclusive del ministero presbiterale. Tensioni che hanno attraversato i lavori sinodali, con diverse visioni del rapporto tra «pastorale e dogmatica», forse meglio declinabile come tensione tra «misericordia e verità». Una situazione che oltre la geografia, attraversa tutta la Chiesa oggi. Come andare avanti? Se la tensione non viene ideologizzata ma considerata occasione e segno inequivocabile che da soli si rischia una visione limitata della realtà, allora il passo da fare è quello di cavalcare le tensioni e trasformarle in sano dialogo. Utile allora il suggerimento metodologico di un gruppo linguistico italiano che ha esortato a vivere lo scambio a partire da esperienze pastorali concrete più che da teorie. Il dialogo a partire dalla realtà pratica aiuta a conoscersi. E solo Dio sa quanto bisogno di conoscersi ci sia nella Chiesa oggi! Il secondo aspetto, legato a ministeri e strutture, è la decentralizzazione. Una proposta tutta svizzera che non può essere letta fuori dalla domanda: quale comunione ecclesiale per quale missione? Dato che la Chiesa (comunione) non vive per sé stessa ma per annunciare (missione) Gesù Cristo nella società di oggi. Insomma, il mondo sarà globale, ma i contesti dove la Chiesa vive e annuncia nel mondo sono molto differenziati. E allora, la decentralizzazione nell’unità, se si parla di integrare la donna nel ministero o di strutture di sinodalità, potrebbe essere una via per superare, in un’unità differenziata che guarda alle esigenze della missione locale, le tensioni attuali? Per altri contributi sull'assemblea sinodale di Praga vedi il dossier online di catt.ch di Cristina Vonzun