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    La svolta del Papa per il Sinodo: una decisione che parte da lontano

    di Cristina Vonzun «Largo alle quote rosa al Sinodo dei vescovi» così ha scritto qualche media all’indomani della novità salutata da molta stampa come una «rivoluzione» della partecipazione femminile (ma anche laica maschile) con diritto di voto al prossimo Sinodo dei vescovi, l’organismo consultivo istituito da Paolo VI per approfondire lo spirito del Concilio Vaticano II. La novità vera e propria della decisione papale è il voto dato a laici, sia uomini che donne, fino a ieri partecipanti al Sinodo solo in numero ridotto e come uditori. Alla decisione papale non si è arrivati dall’oggi al domani. In occasione dei recenti sinodi del pontificato di Bergoglio, in particolare i due dedicati alla Famiglia, quello sul tema dei giovani e l’assemblea sull’Amazzonia si erano levate non poche voci in tal senso, facendo notare come suore, madri di famiglia, educatrici, giovani stessi, assistenti pastorali donne e laici - uditori a questi sinodi - per questi temi loro vicini, avessero sicuramente la competenza per esprimersi anche con un voto. Un primo passo di questa svolta voluta dal Papa, che da vescovo a Buenos Aires aveva un suo consiglio formato da donne e proviene da una Chiesa, quella Latinoamericana, dove il ruolo attivo di laici e comunità di base è molto presente, è stata la nomina all’interno della Segreteria del Sinodo di suor Nathalie Bequart, con diritto di voto, creando un precedente che faceva presagire un seguito. Con il buon senso si direbbe anche per non lasciare a suor Nathalie il peso di dover rappresentare, con il solo suo voto, il sentire di tutte le donne uditrici al Sinodo sui temi sinodali. Di fatto poi le assemblee continentali del Sinodo che si sono svolte quest’anno, hanno visto il coinvolgimento attivo di laici (tre per ogni delegazione in presenza nella sede dell’assemblea e una dozzina online). Laici e donne anche religiose che si sono espressi e – se pensiamo alla recente assemblea sinodale europea di Praga – sono stati una forte voce qualificata e qualificante i lavori sinodali. Il Papa ha quindi disposto a partire dal prossimo Sinodo del 2023 a Roma che dei 10 religiosi eletti tra i Superiori Maggiori delle congregazioni religiose, 5 devono essere suore. Cui il Papa ha aggiunto 70 fedeli che sceglierà lui, sulla base di un elenco che conferenze episcopali e assemblee continentali del Sinodo forniranno a Roma: 35 di questi fedeli dovrebbero essere donne e laiche. Con diritto di voto. Le assemblee continentali proporranno 20 nomi, e il Papa potrà sceglierne 10 di ogni continente e della Conferenza dei patriarchi del Medio Oriente. Questi 70 membri rappresenteranno il 21% dell’assemblea che resta pertanto – a livello di partecipazione – un consesso di vescovi. Tra gli auspici espressi dalla Segreteria del Sinodo vi è quello che tra questi 70, la metà siano donne e che ci siano i giovani. I giovani infatti, come emerso anche nell’assemblea continentale di Praga, auspicano un pieno coinvolgimento. Insomma, questa svolta arriva non dall’oggi al domani ma dopo un percorso che viene da lontano e che in questo decennio ha subito un’accellerazione con il coinvolgimento diretto dei fedeli alle consultazioni sinodali e alle assemblee continentali. Un processo di riscoperta della dignità e della responsabilità di tutti i fedeli, stile e anima di una Chiesa che il Papa sente e vuole sempre più sinodale, a Roma e nelle singole diocesi. di Cristina Vonzun

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