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  • Le donne nelle religioni abramitiche: un contributo decisivo, ieri e oggi

    Si terrà il prossimo 20 settembre, alle 17.30 nell’Aula Magna dell’Università della Svizzera italiana l’evento, organizzato dalla Goren Monti Ferrari Foundation in collaborazione con l’USI e il Corriere del Ticino, «Le signore dello spirito. Donne e potere nelle comunità ebraica, cattolica e islamica ». Tra le relatrici, accanto a Miriam Camerini, allieva rabbina, e Maryan Ismail, imama, anche la teologa carmelitana Cristiana Dobner che ci anticipa alcuni contenuti.

    Nel nome di Eva le donne si incontrano. Alcune ascolteranno ben pronte ad intervenire con domande e chiarimenti, dopo che le «Signore dello spirito» avranno comunicato il loro pensiero. Denominazione importante che deve far riflettere, in primo luogo le tre convocate a rappresentare le loro rispettive religioni: Miriam Camerini, Cristiana Dobner, e Marian Ismail. Il tema proposto poi, «Donne e potere nelle comunità ebraica, cattolica, islamica», non può che coinvolgere dalla radice e innestare uno scambio fecondo. Tre riflessi di luce che le tre comunità vivono e sperimentano da secoli. Una luce che trapassa tante generazioni femminili e, come ogni raggio di luce, crea e manifesta pure le ombre. È essenziale cogliere il significato di «potere», non solo in astratto, filosoficamente o dettato dai propri sacri testi, ma anche nella concretezza del quotidiano incarnato nel vissuto generazionale. Le vicende reali vissute, imposte, tollerate o scelte dalle donne hanno lasciato delle orme da apprendere a rilevare e a leggere. Grazie all’imponente lavoro di Duoda, il Centro di ricerca delle donne dell’Università di Barcellona, emergono dalla storia testimonianze di donne che, in campi diversi, hanno lasciato impronte, malgrado siano state sistematicamente (o quasi) silenziate da una società governata e diretta solo da uomini. Si sta sgretolando la forma di potere che occultava e asserviva non solo il ruolo sociale della donna ma la sua stessa personalità. Oggi le competenze professionali delle donne si impongono e, talvolta, sono accettate e richieste. Le pioniere, in ogni campo, sanno bene quanto ardua sia stata la strada e quanto lunga e onerosa la battaglia. Infatti tutta la letteratura e la filosofia, il bagaglio culturale di ogni crescita, hanno sempre parlato di «uomo», tralasciando sempre e comunque la «donna». Elisabetta Sirani oggi è riconosciuta come una pittrice barocca degna di menzione, nel suo secolo, il XVII, veniva definita: «La putta molto valente, che dipinge da Homo!». La triste sorte della clarissa Caritas Pirckheimer nel XVI secolo nata in una nota famiglia di intellettuali che studiò nella biblioteca del nonno reputata la collezione privata più prestigiosa della Germania, una volta monaca si vide interdire l’uso del latino. A Lucrezia Cornaro Piscopia nel 1678, prima donna nella storia insignita del Dottorato dall’Università di Padova in Filosofia, fu negato quello in Teologia. Dopo lunga riflessione, ho optato, per il mio intervento di concentrarmi sul potere della teologia, campo per secoli interdetto alle donne. Sul potere della teologia di porre confini e steccati alle donne nella riflessione e nella maturazione della fede riflessa. Potere nella teologia con voci docenti di solo timbro maschile. Oggi le donne studiano e insegnano Teologia nelle Università statali e ecclesiastiche. Il potere si è quindi sgretolato ma richiede sempre un grande sforzo di impegno per farsi sentire. Gregorio Magno nel 1298 fu proclamato Dottore della Chiesa e dopo di lui lo furono ben trentun uomini santi proposti ai cristiani quali Dottori per la luce della loro dottrina e per l’adesione al Vangelo. Teresa di Gesù e Caterina da Siena aprirono il varco nel 1970, Teresa di Gesù Bambino le seguì nel 1987 ed infine, ultima, per ora, nel 2012, Hildegard von Bingen. 

    di Cristiana Dobner, carmelitana e studiosa

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