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Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Per le vittime di abusi alla Chiesa chiediamo empatia

    Sposati da 37 anni, i coniugi Chrissie e Anthony Foster sono cattolici ferventi e per le loro figlie hanno scelto da subito scuole cattoliche. «Chrissie e Anthony vivono una vita tranquilla insieme alle due figlie di 6 e 4 anni, Emma e Katie. Le bambine frequentano la scuola cattolica, diretta dall’anziano padre Kevin O’Donnell. Molto credenti, i genitori ripongono una totale fiducia nel sacerdote e gli affidano le piccole, senza sospettare quali abissi si celino dietro quella maschera di rettitudine. Padre O’Donnell ha vagato per anni di parrocchia in parrocchia, lasciando dietro di sé una scia di lagnanze e sospetti, che però non hanno mai spinto i suoi superiori ad andare a fondo alle accuse. Anche Katie ed Emma subiranno le sue attenzioni, covando in silenzio ferite insanabili. Solo quando le due bambine sono ormai adolescenti, una denuncia porterà a galla la verità. In un istante, il mondo di Chrissie e Anthony va in pezzi. Facendosi forza sul loro dolore, intraprendono una lunga battaglia per far luce sui fatti e ottenere giustizia. Se non quella della Chiesa, almeno quella degli uomini. Si scontreranno però con reticenze e impenetrabili silenzi, persino minacce».

    La casa editrice Piemme presenta così il volume «Così in terra», scritto dalla signora Foster. Sua figlia Emma è morta di overdose quando aveva 26 anni. Chrissie e Anthony Foster nel febbraio 2016 sono venuti a Roma per seguire l’audizione del cardinale Pell. Alto, magro, elegante, lui aveva spesso gli occhi rossi, forse per il fuso orario, forse per l’orario delle audizioni, sempre notturne, forse per la difficoltà di ascoltare e intanto ricordare, ricostruire, rivedere, magari risentire racconti lontani ma indelebili, mentre altri racconti si svolgevano attorno a lui, in una saletta attigua alla hall di un grande albergo romano. Sono stati quegli occhi sempre arrossati che mi hanno obbligato a parlargli. Appreso che la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha espresso l’auspicio che ogni bambino o adulto vittima di pedofilia possa ricevere rapidamente un riscontro dalla Curia perché «è importante rispondere direttamente», pur nella consapevolezza che ciò richieda risorse e procedure «chiare e specifiche», perché «riconoscere la corrispondenza e dare risposte tempestive e personali è un modo per promuovere la guarigione e la trasparenza» voluta da papa Francesco, l’ho chiamato, per chiedergli se queste parole siano importanti, o gli sembrino solo parole.

    «Sono parole importanti. C’è una parola più importante delle altre, credo la conosca. Questa parola è “empatia”. È questo che ci aspettiamo dalla Chiesa, l’empatia… L’empatia con le vittime. È un atteggiamento, una cultura, un sentire profondo. Per questo sono dell’idea che leggere, rispondere, stabilire una relazione, sia davvero significativo».

    Come valuta la linea e le parole di papa Francesco sulla tragedia degli abusi?

    «Nel complesso direi che l’attitudine di papa Francesco è importante. Lui dice da tempo cose davvero positive, ma ho anche l’impressione che nella Chiesa non ci sia la risposta che ci dovrebbe essere a quanto richiede la sua leadership».

    Lei ha parlato di “empatia”: ecco, le raccomandazioni della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori sembrano volere arrivare proprio lì, all’empatia. È diffusa l’impressione che il cardinale O’Malley punti proprio sulla costruzione di un rapporto empatico con le vittime, mentre la Congregazione per la Dottrina della Fede lavora sul terreno giuridico, canonico, e quindi anche procedurale. 

    «Ho qualche difficoltà a rispondere perché non ho mai incontrato il cardinale O’Malley e quindi non posso dire se sia portatore di una visione veramente empatica con le vittime. Sa, è diffusa nel clero una difficoltà oggettiva a connettersi personalmente con le vittime e quindi a capire profondamente, interiormente, il loro dolore e come gli abusi li abbiano segnati. Per quanto riguarda la Congregazione per la Dottrina della Fede percepisco segni di quella cultura della negazione che è ancora diffusa e che ritengo disonorevole».

    (Vatican Insider)

     

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