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  • Papa Leone XII, il pontefice della Rerum Novarum COMMENTO

    Leone XIII, il Papa che ha riconciliato la Chiesa con la Svizzera moderna

    di Lorenzo Planzi*

    Dopo la fumata bianca, ha sorpreso in tanti la scelta di Robert Francis Prevost di battezzarsi papa Leone XIV. Attraverso i secoli, i pontefici di nome Leone hanno segnato la storia della Chiesa. Si pensi a Leone Magno (390-461), che ha fermato gli Unni di Attila – come ci ricorda il bellissimo altare barocco di Alessandro Algardi, nella basilica di San Pietro – oppure a Leone IX (1002-1054), che nel 1050 ha visitato la terra elvetica, raggiunta attraversando il passo del Gran San Bernardo.

    Ogni Leone ha lasciato un’impronta speciale nella storia della Chiesa. Ma papa Leone XIV ha chiarito, sin da subito, come la sua scelta si ispiri esplicitamente a Leone XIII, autore dell’enciclica «Rerum Novarum» (1891). Vincenzo Gioacchino Pecci (1810-1903), questo il suo nome al secolo, apre la Chiesa al dialogo col mondo moderno, promuovendo i diritti dei lavoratori e divenendo un punto di riferimento per la questione sociale. Primo papa nato nell’Ottocento, l’arcivescovo di Perugia viene eletto nel febbraio 1878, dopo un conclave molto breve. Leone XIII, più moderato rispetto all’intransigente Pio IX al quale è succeduto, annuncia subito come abbia «rivolto lo sguardo alla società attuale per conoscerne le condizioni, studiarne i bisogni e indicarne i rimedi».

    Dallo sviluppo industriale alla crescita demografica, il tempo del pontificato di Leone XIII è ricco di sfide, passando alla storia anche per aver aperto gli Archivi vaticani, nel 1881, ai ricercatori provenienti dal mondo intero. In diplomazia si distingue per la capacità di dialogo, come testimoniano le centinaia di sessioni della Congregazione per gli Affari ecclesiastici straordinari, una sorta di ministero degli esteri della Santa Sede. Durante gli anni di papa Leone, questa Congregazione dedica alla Svizzera non meno di 19 sessioni (mentre il successore Pio X ne dedicherà, ad esempio, due soltanto).

    Dopo che le relazioni diplomatiche tra Berna e il Vaticano si sono rotte in pieno Kulturkampf, papa Leone XIII compie un primo passo, firmando di suo pugno una lettera indirizzata al presidente della Confederazione Karl Schenk, trasmessa attraverso la Nunziatura di Parigi: «Confidando nei sentimenti di giustizia che animano l’Eccellenza Vostra ed il popolo Elvetico, speriamo che non si tarderà a trovare opportuni ed efficaci rimedii a questi mali – cioè alla rottura delle relazioni – ed in tale dolce speranza Le imploriamo dal Signore la maggiore abbondanza dei celesti doni».

    Un vero riavvicinamento tra Papa e Consiglio federale passa dalla risoluzione delle crisi nella diocesi di Basilea e nel Ticino (con la creazione dell’Amministrazione apostolica, affidata dal 1885 al vescovo Lachat e dal 1887 al vescovo Molo) al rientro in Svizzera del vescovo ginevrino Gaspard Mermillod, esiliato in Francia dal 1873 al 1883. Papa Leone lo crea cardinale nel 1890, quale secondo svizzero nella storia, dopo il vallesano Mattheus Schiner (1462-1522). Anche la fondazione dell’Università di Friburgo nel 1889 viene incoraggiata da Leone XIII, senza dimenticare che l’Unione di Friburgo, fondata dal futuro cardinale Mermillod, gioca un ruolo indiretto nelle radici della «Rerum novarum». Gli sforzi diplomatici di Leone XIII sono apprezzati da Berna, come testimonia il telegramma che il presidente Numa Droz invia al Papa nel gennaio 1888: «Che Vostra Santità possa continuare a lungo il corso di una vita segnata dalla più grande saggezza nell’amministrazione della Chiesa e da un alto spirito di conciliazione nei rapporti della Chiesa con i governi». Con Leone XIV, la tradizione di questo nome prosegue, aprendo un nuovo capitolo per la Chiesa universale.

    * Storico della Chiesa, ricercatore e docente all’Università di Friburgo

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