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    Lugano: dalla Romandia la voce di vittime di abusi che aiutano altre vittime

    di Corinne Zaugg

    Un’affluenza di pubblico sicuramente molto al di sotto delle previsione degli organizzatori (una ventina di persone nella grande sala dell’Auditorium dell’Università della Svizzera italiana) martedì sera per la serata informativa del gruppo SAPEC, il groppo romando di auto-aiuto per le vittime che hanno subito abusi in ambito ecclesiale.

    Al tavolo dei relatori, oltre a Jacques Nouffer, fondatore del gruppo,  Vanessa Bignasca, una delle storiche dell’Universtà di Zurigo che si sono occupata del progetto pilota sugli abusi, Valerio Maj, vittima e testimone di un abuso subito,  Myriam Caranzano, già direttrice dell’ASPI, moderati dalla giornalista Simonetta Caratti.

    Come mai, dopo le affollate serata proposte da mons. De Raemy nei sei vicariati, questa sala semi-deserta o disertata? Siamo già stanchi di occuparci di questo tema? E’ già subentrata l’assuefazione? O – e questa è un’ipotesi ancora più inquietante- il problema viene ritenuto interno alla Chiesa cattolica per cui il pubblico laico inteso come coloro che non frequentano la Chiesa cattolica, lo ritiene un tema che non lo riguarda?

    E dal canto suo, chi è legato alla Chiesa cattolica partecipa preferibilmente se non esclusivamente a dibattiti e incontri proposti in ambito ecclesiale? Domande che restano lì, in attesa di conferme o smentite nel corso dei prossimi incontri a tema abusi.

    Un’altra domanda presente sottotraccia in questa serata voluta dagli organizzatori anche per sondare il terreno circa la creazione di un gruppo di auto-aiuto anche in Ticino, è perché in Ticino fino ad oggi questa voce è mancata? Perché le vittime non si sono unite per cercare oltre che condivisione e conforto, per avere una voce comune per farsi sentire e chiedere riparazione dell’enorme ferita subita?

    Risposte in questo senso non ve ne sono state. I casi di abusi segnalati spontaneamente sull’arco degli ultimi anni si possono contare sulle dita di una mano, mentre come oramai sappiamo dal Rapporto, gli archivi dicesani non hanno saputo fornire un aiuto decisivo in questo senso. Inoltre, il tema in Ticino non è mai – prima della pubblicazione del Rapporto e come ha evidenziato anche il lavoro preliminare al sinodo - stato avvertito dai fedeli ticinesi come urgente e inserito nella lista dei temi urgenti da affrontare dalla Chiesa. Oltre Gottardo, invece, la sensibilità è stata ed è diversa.

    Nel corso della serata, aperta dal racconto di Valerio Maj abusato in seminario, Jacques Nouffer ha ripercorso il lungo e tortuoso cammino che la SAPEC ha alle spalle a partire dal 2009, anno in cui è stata fondata. Un cammino difficile che ha portato il gruppo - politicamente neutro e confessionalmente indipendente - a coinvolgere vescovi e parlamentari romandi per dare vita nel 2016 alla CECAR, (Commissione non ecclesiale di Ascolto, Conciliazione, Arbitraggio e Riparazione) i cui principali compiti consistono nell’offrire alle vittime un luogo di ascolto, informazione e conciliazione; di fissare la procedura che i comitati saranno incaricati di applicare; di istituire i comitati di conciliazione e garantirne il funzionamento.

    Per Jacques Nouffer questo è il solo metodo adeguato per affrontare quanto accaduto in passato: e per le vittime e per la società nel suo insieme.

    Vanessa Bignasca ha ripercorso ancora una volta sinteticamente i risultati del progetto pilota, soffermandosi in particolare sulla situazione riscontrata nella diocesi di Lugano, sottolineando come sin da ora le persone che lo desiderano possono scrivere all’indirizzo mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch.

    Obiettivo dichiarato della serata, a dirlo in chiusura Myriam Caranzano e Jacques Nouffer, sondare il terreno per capire come anche in Ticino dare voce a chi ha subito un abuso attraverso o una “succursale” italiana di SAPEC o creando una analoga realtà indipendente politicamente e confessionalmente, ad hoc per la nostra regione linguistica, dove ad oggi chi vuole denunciare un abuso accaduto in ambito ecclesiale, lo più fare o direttamente a mons. De Raemy, o alla commissone istituita della diocesi (vedi pagina web della diocesi di Lugano) o al Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV) del Canton Ticino: 0800 866 866 o dss-lav@ti.ch.

    Chi invece sente di voler contribuire a creare qualcosa di nuovo ed indipendente dalle strutture messe a disposizione dalle Chiese può annunciarsi (entro il 15 dicembre) direttamente alla dottoressa Caranzano (myriam.caranzano@aspi.ch).

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