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    Lugano: marcia di preghiera per "chiedere che la via della pace possa tornare ad essere possibile"

    Giovani, famiglie, persone anziane: sono diverse centinaia, da Lugano e non solo, le persone che mercoledì sera, 2 marzo 2022, hanno preso parte, nel centro storico della Città, alla fiaccolata per la pace e la veglia di preghiera per l’Ucraina organizzata dalla Comunità di Lavoro delle Chiese cristiane in Ticino, prima iniziativa di questo genere nel nostro Cantone. Dalla Cattedrale, discendendo per le vie del Borgo fino ad arrivare nella chiesa di S. Antonio, in piazza Dante, e, radunati, pregare assieme, ispirati dalle parole di mons. Valerio Lazzeri, vescovo di Lugano, intervenuto brevemente dopo la lettura del Vangelo: «La paura invade tutti. Invade i discepoli, a porte chiuse dopo la morte di Gesù in Croce. Attanaglia, oggi, coloro che subiscono la minaccia delle bombe e coloro che scappano, per non perdere la loro dignità. Invade, infine, dobbiamo riconoscerlo, i nostri cuori». Proprio questa paura «fa nascere nei cuori risposte di forza». La speranza allora «va cercata nella professione di fede che abbiamo nel cuore: la certezza che Cristo che ha vinto la morte può attraversare qualsiasi tipo di paura. In lui è tutta la pace, la pienezza della vita, lo shalom. Molte volte siamo complici delle nostre paure, aggrappati ad esse. Chiediamo allora a Dio di poter liberare il nostro cuore da ogni ostacolo e da ogni risposta che nasce dalla negatività, da ciò che blocca, inibisce, le nostre risposte di pace». Perché, infine, «la pace c’è già: ce l’ha data Cristo. Preghiamo per credere che questa via della pace possa dunque tornare a essere possibile».

    In preghiera per la riconciliazione
    Accanto al vescovo anche padre Abramo Unal, presidente delle Comunità di Lavoro delle Chiese cristiane in Ticino organizzatrice dell’evento: «Siamo tutti sconcertati. La guerra è sempre per tutti una sconfitta. La situazione in Ucraina non è degenerata di colpo; era da alcuni anni che la questione russa veniva riproposta. Tuttavia, non si è stati capaci di trovare una soluzione pacifica. Come Comunità di Lavoro in Ticino veglia e fiaccolata per la pace ci sono parse la risposta più adatta. Vogliamo far vedere che convivere pacificamente, pur nelle differenze che ci distinguono, è possibile. Non facciamo distinzione: preghiamo perché tutti, ucraini e russi, trovino la via della riconciliazione ».

    Un atto di fiducia
    Così, anche secondo don Rolando Leo, membro della Comunità di Lavoro e co-organizzatore dell’evento: «Abbiamo subito percepito l’urgenza di un momento di preghiera comune. Come già disse Giovanni XXIII, il grande Papa del Concilio Vaticano II, in situazioni di crisi come questa, bisogna cercare e credere più in ciò che ci unisce di quello che ci divide. Le Chiese sono chiamate ad unirsi in un appello comune per la pace, lo si sta intuendo un po’ dappertutto. Le nostre preghiere non sono solo rivolte a un gruppo di persone in particolare, ai civili minacciati dalla guerra o a chi rischia la vita in questa situazione. Piuttosto preghiamo affinché cambino i cuori. La preghiera rende le nostre orecchie più attente su cosa sia giusto fare e su come eseguire la volontà di Dio. Pur nella consapevolezza che solo pregare non basta, non fare affidamento sulla preghiera ma solo su altro sarebbe una mancanza di fiducia».

    Al termine della serata è stata raccolta una colletta a favore della popolazione colpita dalla guerra.

    L.Q/catt.ch

    Lugano: marcia silenziosa e veglia di preghiera per la pace. © Ti-Press / Massimo Piccoli

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