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    “Matti da slegare! Una paternità che cura”: incontro con Gregoire Ahongbonon

    Grégoire Ahongbonon è nato nel 1953 nel Benin, sposato, cinque figli, da 35 anni raccoglie dalla strada malati psichici tra Costa D’Avorio, Togo, Benin, Burkina Faso e altre nazioni africane. Sabato 27 agosto, alle 20.30 a Massagno, racconterà la sua opera «tra gli ultimi degli ultimi».

    Nel contesto sociale africano i disturbi mentali vengono addebitati agli spiriti maligni. Non c’è sorte peggiore di quella dei malati psichici, condannati a essere gli ultimi degli ultimi. Molti finiscono abbandonati e soli, diventano i più miseri dei senza tetto, ridotti a sfamarsi di rifiuti. Di altri le famiglie si fanno carico, ma in modo disumano, costringendoli in catene, nutriti a stento, rinchiusi in una stanza o legati giorno e notte a un albero per tutta la vita. Non meno doloroso è il destino di quelli che vengono affidati alle cure di guaritori e santoni che pretendono di «liberarli» con sortilegi e riti che spesso sono vere e proprie sevizie.

    «Tutto quello che faccio, tutto quello che vivo, è grazie a Dio, che è il padre di tutti noi», ha spiegato Ahongbonon al Meeting di Rimini. «Anch’io avrei potuto essere tra i malati che sono abbandonati e incatenati sulle strade africane, ma ho incontrato qualcuno che mi ha riconosciuto e ha creduto in me». Così il filantropo beninese ha voluto raccontare l’origine del suo impegno tra gli emarginati.

    «Vedevo i malati mentali, ma non li riconoscevo. Un giorno, non so perché, mi sono fermato e ho visto Gesù in quell’uomo che frugava nella spazzatura». Tornato a casa ne ha parlato alla moglie e insieme sono tornati a prenderlo. Lo hanno lavato, sfamato, rivestito, curato. Dopo di lui, altri ne hanno cercati e aiutati. Presto attorno a loro si è formato un gruppo di persone anch’esse disposte a visitare i malati, ospitarli, accudirli, cucinare per loro, aiutarli a mangiare, pregare con loro. Ad essi col tempo si sono uniti degli infermieri e dei medici volontari.

    Nel 1983, in Costa d’Avorio, nasce l’Associazione “Saint Camille de Lellis”, inizialmente come gruppo di preghiera guidato da Grégoire, con lo scopo di assistere i malati di mente abbandonati nelle strade di Bouaké. Dal ’91 diventa un’organizzazione benefica che si occupa anche dei malati di AIDS. Grazie al duro lavoro del fondatore, del suo staff e di molti amici, oggi la Saint Camille consta di decine di centri d’accoglienza, riabilitazione, consultori e dispensari. “Siamo l’unica struttura sanitaria al mondo che va in giro a cercarsi i malati”, scherza Grégoire. Ora «nei nostri centri tutti mi chiamano papà. Queste persone hanno bisogno di essere amate. Hanno bisogno che sia ridata loro la dignità di esseri umani».

    Due fondamentali elementi di rottura con la tradizione africana caratterizzano l’impegno della «Saint Camille de Lellis» e ne spiegano il successo. Il primo consiste nel trattare la malattia psichica come un disturbo da curare. Il secondo è la gratuità delle prestazioni in un contesto generale di corruzione che non risparmia neanche gli ammalati. La visione di Ahongbonon per il futuro dell’Africa è chiara: servono più centri come quelli creati dalla sua associazione, spazi dedicati alla cura di persone che altrimenti rimarrebbero abbandonate a un sistema che non li vede e li emargina.

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