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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Lugano: Santa Messa nella Vigilia di Natale. Nella foto un momento duranet la Santa Messa nella Vigilia di Natale con la presenza del Vescovo Valerio Lazzeri.
© Ti-Press / Curia Vescovile / Pablo Gianinazzi

    Mons. Lazzeri in Cattedrale: "L'evento del Natale ci chiede di vivere una coscienza collettiva nuova"

    C’è un punto fermo a cui restare aggrappati ancora e di nuovo. Lo ha voluto ricordare mons. Lazzeri nell’omelia della messa di mezzanotte in Cattedrale a Lugano, in questo Natale 2021, ancora sotto l’ombra inquietante della Pandemia. “Siamo invitati, nonostante tutto, alla gioia, perché Cristo, il Signore, è nato! Perché Gesù di Nazaret è venuto al mondo, perché il suo esserci appartiene alla storia dell’umanità, non solo come ogni grande personaggio, ma come Presenza viva e irradiante all’interno di ogni nostra singola vicenda umana. “

    "La gratuità di Dio è all'origine del senza perchè dell'amore"

    In una cornice raccolta il vescovo ha proseguito: “È da non credere! Eppure, è letteralmente così! Su che cosa poggia l’umanità che resta in questo mondo disumano? Di che cosa si nutre chi, nonostante tutto, non si dà per vinto nei nostri ospedali, nelle nostre case anziani, nelle nostre famiglie tribolate? Da dove può prendere la forza di ricominciare ogni volta chi è esposto a ogni forma di sopruso e di ingiustizia, chi è vittima della prepotenza e dell’arroganza, chi piange un lutto, o umanamente non vede più via d’uscita nel groviglio di tutto quello che gli è capitato? Le risposte possono essere magari diverse, nella forma esteriore, ma tutte alla fine ci riportano al Bambino di Betlemme, alla gratuità divina che è fondamento e manifestazione dell’essere al mondo di ciascuno di noi, di quel “senza perché” dell’amore che continua a sorprenderci, a commuoverci, a riconnetterci con la sorgente dell’umano, proprio quando tutto sembra perduto e siamo sul punto di rassegnarci. (continua sotto)

    Una festa non solo per i cristiani

    La festa non è riservata ai cristiani, ai privilegiati che hanno ricevuto l’invito per essere presenti, a quelli che appartengono a una categoria piuttosto che a un’altra. Unisce nel canto di gloria il cielo e la terra e non lascia fuori nessuno”. Un Dono per tutti, un dono da non annacquare: “Non assediamo il Natale con il nostro bisogno di neutralizzare ogni avvenimento dentro le nostre costruzioni mentali. La prima cosa da fare per colui che è appena nato è lasciarlo respirare, dargli spazio, credere nella fecondità silenziosa e nascosta della sua presenza in noi, permettergli di rivelarsi a noi come mai lo abbiamo potuto incontrare prima”.

    Gesù esorta a vivere una coscienza collettiva nuova

    Nel giorno di Natale il vescovo ha esordito durante la sua omelia nel sottolineare il “noi” che la venuta al mondo del Cristo comporta. Le parole del Vangelo di Giovanni aiutano a capire: “Il Verbo si fece carne” – e il manifestarsi di un “noi”, che diventa come la casa della Presenza, come il luogo proprio, dove colui che nasce prende dimora: “e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Ed ha proseguito il vescovo: “Questo “noi” è l’espressione di una coscienza collettiva nuova tra gli esseri umani, un modo diverso e inconfondibile di riconoscersi insieme. Non è un gruppo che si contrappone a un altro per darsi un’identità, non è un’aggregazione umana attorno a un interesse, a un’ideale astratto, a uno scopo particolare. Non è neppure una fusione, dove non si vedono più i volti e sbiadiscono i nomi. È una comunione aperta a tutti e a ciascuno, una famiglia che si costituisce”. Dimensione comunitaria e di famiglia di cui oggi si sente particolarmente il bisogno, di cui si avverte l’attualità: “Mai come in questo tempo di prova – ha proseguito mons. Lazzeri - si sono rivelate fragili le relazioni fra gli esseri umani. Mai come in questi mesi d’incertezza e di paura siamo stati portati a temere per la tenuta del legame che ci unisce al di là di tutto ciò che possiamo dire o pensare. Il sospetto, generato dalla paura, minaccia la coesione sociale, s’insinua nei rapporti familiari, mette a rischio anche i vincoli che sembravano più garantiti”. Eppure la rivelazione di questo “noi” parte di Dio è ricco e foriero di un messaggio positivo che muove le migliori energie umane. E il vescovo ha posto l’accento sulla nascita del bambino come motore di energie positive: tutti vorrebbero occuparsi di un bambino che nasce, un bambino crea unità attorno a lui. E allora “Gesù Bambino non ha nulla da dire nelle battaglie, spesso ridicole, in cui consumiamo le nostre forze. In un attimo, però, può distruggere tutti i muri da noi costruiti artificialmente e rimetterci in contatto con l’essenziale, la nostra umanità delle origini, la nostra terra madre, con le impronte inconfondibili di esigenza di tenerezza, di libertà di amore e di dignità, che il Creatore vi ha lasciato, ossia, la nostra vocazione a figli e figlie, fratelli e sorelle, eredi della casa comune affidata alle nostre cure. C’è davvero da augurarsi che nessuno si senta estraneo a ciò che oggi viene annunciato. Sia vinta ogni percezione d’isolamento. Ripetiamolo con gioia e convinzione: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia” (Gv 1,16).

    Per scaricare le omelie integrali rinviamo al sito della diocesi di Lugano

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