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Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Mons. Scicluna, nuovo Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede

    Mons. Scicluna è nato a Toronto, in Canada, il 15 maggio 1959, da genitori maltesi immigrati. E’ arcivescovo di Malta dal 2015 ed è stato dal 2002 al 2012 promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della fede, ossia il “pubblico ministero” dei casi di abuso sessuale. Papa Francesco, che nel 2015 lo ha nominato presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla sessione ordinaria della Congregazione per la Dottrina della fede in materia di delicta graviora, nel febbraio scorso ha inviato mons. Scicluna in Cile per indagare sulle denunce a carico del sacerdote Fernando Karadima al centro dello scandalo e tra i fedeli della diocesi di Osorno dove era vescovo un allievo di quest’ultimo, quel mons. Juan Barros che nel frattempo si è dimesso.

    La lotta agli abusi sessuali

    In una conferenza sugli abusi sessuali tenutasi nel febbraio 2012 presso la Pontificia Università Gregoriana, spiega che la Congregazione per la dottrina della fede ha bisogno del sostegno di tutta la gerarchia ecclesiastica nelle sue procedure per avere l'impatto previsto: "Nessuna strategia per la prevenzione degli abusi sui minori potrà mai lavorare senza l'impegno e la responsabilità". Egli ha detto che "la negazione deliberata di fatti noti, e la preoccupazione fuori luogo che il buon nome dell'istituzione debba in qualche modo beneficiare di una priorità assoluta" erano "nemici della verità" e riflette "una cultura del silenzio mortale", da lui definita come una forma di omertà, il termine usato per descrivere il codice della mafia del silenzio per proteggere cospirazioni criminali di fronte alle autorità civili e penali. Ha descritto le esigenze pastorali di chi ha abusato, "il bisogno radicale della vittima di essere ascoltato con attenzione, per essere capito e creduto, di essere trattati con dignità come lui o lei arranca nel cammino faticoso di recupero e guarigione", e ha sottolineato la particolare attenzione necessaria per coloro che si ritrovano in una fase di recupero, "che sembrano aver individuato 'sé' semplicemente con 'essere stati vittime". Dice ai giornalisti che i vescovi dovevano rispettare la legge della chiesa e gli standard della Congregazione: "È un crimine in diritto canonico mostrare negligenza dolosa o fraudolenta nell'esercizio del proprio dovere. Non sto dicendo che dovremmo iniziare a punire tutti per negligenza nelle funzioni, ma quello che voglio dire è che questo. Non è accettabile che, dopo aver fissato gli standard, le persone non seguono gli standard stabiliti".

    (Vatican News)

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