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  • La dott.ssa Myriam Caranzano

    Myriam Caranzano sul dramma degli abusi: "Affrontare la verità, per proseguire nella prevenzione"

    di Cristina Vonzun

    Mercoledì 9 luglio il Gruppo di ascolto per le vittime di abusi in ambito religioso in Ticino (GAVA), ad 8 mesi dalla sua costituzione, ha reso noto che 5 persone vittime di abusi, casi già noti e prescritti, hanno richiesto un ascolto a GAVA. Successivo al comunicato il vescovo Alain ha diffuso un suo appello affinché persone vittime si facciano avanti. Qualcuno potrebbe chiedersi come mai chi è stato vittima di abusi e ha già raccontato, senta il bisogno di parlare di nuovo di quanto ha vissuto. «GAVA ci spiega la presidente, dottoressa Myriam Caranzano - offre un ascolto da parte di persone vittime, quindi per «esperienza», aspetto apprezzato da chi ha subito un abuso. Non va mai dimenticato che un abuso segna tutta la vita e non è raro che ci siano persone che desiderano parlarne di nuovo, magari prendendosi anche del tempo per un colloquio lungo».

    Dottoressa Caranzano, nel comunicato del 9 luglio, riferite dei recenti e noti casi in Istituti scolastici cattolici in Svizzera, dove sono stati ricostruiti o si stanno ricostruendo decenni di abusi. Cosa vi aspettate in Ticino?

    Statisticamente parlando è strano che in Ticino non sia mai emerso nulla o quasi niente. Non vogliamo avviare una caccia alle streghe, ma solo offrire la nostra disponibilità all’ascolto. L’esperienza parla: sia a St. Maurice (VS) che nel caso dell’Istituto Borromeo nel Canton Uri, al momento in cui alcune persone hanno iniziato a parlare si è generato un effetto domino. Questo perché chi ha subito, molto spesso crede di essere l’unica vittima, infatti, una caratteristica tipica dell’abusante è quella di far sentire la persona vittima «esclusiva» nelle sue attenzioni. D’altronde è solo affrontando la verità che si potrà proseguire sul cammino della prevenzione.

    Secondo lei, nella Chiesa in Ticino c’è stato un cambio di mentalità in questi anni, dato anche l’impulso di tutta la Chiesa e dei vescovi svizzeri che già nel 2002 hanno pubblicato le prime direttive?

    Sì. In particolare quando nel 2016 la diocesi ha iniziato una collaborazione con l’ASPI. Allora mons. Lazzeri fece distribuire un flyer nelle parrocchie. Nel 2017, l’ASPI ha tenuto un corso di sensibilizzazione per i preti, proseguito con i catechisti e altri operatori pastorali. Con mons. de Raemy abbiamo ripreso il discorso della formazione dei presbiteri, organizzandola a gruppi in tutta la diocesi di Lugano e con la parte italofona della diocesi di Coira.

    Gli abusi, si sa dalle statistiche, non sono solo nella Chiesa ma in tutti gli ambiti sociali, a partire dalle famiglie. Secondo lei, l’approccio della società ticinese alla problematica è mutato negli anni?

    Devo dire che a fine anni 2000 si faceva ancora fatica a capire. Successivamente ci si è resi conto, anche a seguito di casi molto eclatanti emersi nella società civile, che il problema esiste. Ricordo che è dal 2003 l’avvio della prima formazione ASPI nelle scuole. La mentalità è indubbiamente cambiata.

    GAVA ha il numero: 091 210 22 02 (e-mail info@ascoltogava.ch e sito https://ascoltogava.ch); per chi volesse contattare gli esperti dell’Università di Zurigo incaricati dai vescovi svizzeri dello studio storico sugli abusi, c’è la mail: ricerca-abusi@ hist.uzh.ch.

    Leggi anche: articolo sul comunicato GAVA dell’8 luglio 2025 e sul comunicato di mons. de Raemy

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