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    P. Zollner: posizione del Papa su abusi più severa che mai

    Ha destato ampia eco l’annuncio delle dimissioni di Marie Collins, vittima di abusi, dalla Commissione per la Tutela dei Minori istituita da Papa Francesco. Una decisione che non rallenta la lotta alla piaga della pedofilia nella Chiesa. Ne è convinto padre Hans Zollner, membro della stessa Commissione e presidente del Centro per la Protezione dei Minori all’università Gregoriana, al microfono di Alessandro Gisotti:

    R. – Marie Collins mi aveva avvisato della sua considerazione di lasciare la Commissione circa quattro settimane fa. Certamente sono molto dispiaciuto. È triste che abbia sentito la necessità di lasciare. Secondo me, è stato a causa dell’accumulo di tante frustrazioni che - capisco molto bene - una vittima di abuso deve sentire, perché non vede quella velocità, quella consistenza della risposta, come lei ha detto, di alcuni uffici della Santa Sede.

    D. - Ha ricevuto delle reazioni da parte di vittime degli abusi a questa decisione di Marie Collins?

    R. - Mi dispiace molto perché ovviamente molte delle vittime di abusi sono molto tristi, hanno espresso un grande disappunto, ma hanno anche capito che la situazione è molto complessa perché non parliamo di un’istituzione che reagisce nella stessa rapidità in tutti gli uffici. La stessa Marie ha confermato che collaboreremo anche in futuro, come abbiamo già fatto lo scorso anno nella formazione di membri della stessa Curia. Come ha detto in una delle interviste, il bilancio - sono parole sue - è positivo del suo lavoro alla Commissione, che continuerà e dobbiamo impegnarci per un cambiamento di mentalità. Qui parliamo di un cambiamento di cultura che non si fa istantaneamente perché ci vuole molta pazienza, ma capisco che la sua pazienza fosse finita. Andiamo avanti. Sono molto fiducioso che potremo essere più incisivi, perché penso che il messaggio che lei voleva dare sia arrivato.

    D. - Con le dimissioni di Marie Collins c’è il rischio che si indebolisca il lavoro, la credibilità a livello di opinione pubblica della Commissione?

    R. - Certamente il rischio c’è. La voce delle vittime non viene rappresentata da persone identificate come vittime, ma questo non significa che la voce delle vittime non sia presente o rappresentata perché tutti noi, il cardinale O’Malley prima di tutti, abbiamo incontrato centinaia di vittime di abusi. La voce delle vittime sarà presente ed io sono certo che, anche con o forse proprio per l’assenza di Marie, saremo ancora più attenti a considerare quello che penseranno, sentiranno, percepiranno le vittime sia rispetto al lavoro della Commissione sia a quello che è compito della Commissione nel trasmettere al Santo Padre raccomandazioni precise.

    D. - Questa situazione avviene quando siamo vicini al quarto anniversario di elezione di Papa Francesco. Come diceva lei, la velocità del processo è magari minore rispetto a quello che si poteva sperare, ma si può dire che la lotta alla pedofilia nella Chiesa si è rafforzata in questi ultimi anni?

    R. - Certamente sì. Io lo posso testimoniare dalle mie visite nei cinque continenti, in una quarantina di Paesi. Fra due settimane sarò in Sudafrica e in Malawi. Sono Paesi dove fino a poco fa questo tema era tabù! Stiamo facendo anche tante altre cose: a maggio andremo a Bangkok per la Federazione di tutte le Conferenze episcopali dell’Asia. È un cambiamento in termini di sviluppo, come lo conosciamo della Chiesa che è la più grande e la più antica istituzione del mondo, abbastanza rapido. Purtroppo non così veloce come vorremmo tutti noi, ma un organismo di un miliardo e 300 milioni di membri non si muove da un giorno all’altro, se parliamo di cambiamento di mentalità, soprattutto come Marie Collins stessa dice in una delle interviste rilasciate e che ho letto poco fa. Questo non avviene dall’oggi al domani.

    D. - A Papa Francesco viene generalmente riconosciuto, anche da media non vicini alla Chiesa, un impegno forte rispetto a questa piaga della pedofilia. Ultimamente però alcuni media hanno criticato il Papa per non essere sufficientemente severo con sacerdoti che hanno abusato di minori. Cosa ne pensa?

    R. - In uno degli articoli c’è rappresentato un caso che poi viene estrapolato come se fosse un cambiamento generale di atteggiamento del Papa nei confronti di coloro che hanno compiuto abusi. Questo non solo non è vero, è proprio il contrario! La riga principale di quell’articolo suggerisce che c’è una diluizione della severità … No, il Papa lo ha detto anche due settimane fa nella prefazione che ha scritto per il libro di una delle vittime (Daniel Pittet ndr). Dice chiaramente quale è e continua ad essere la sua posizione.

    (Da Radio Vaticana)

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