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Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Riflessione per la seconda settimana d'Avvento

    Durante questa seconda settimana che ci prepara al Natale, voglio leggere con voi innanzitutto una pagina del Vangelo di Luca. Ecco una traduzione[1]. 14 Gesù ritornò in Galilea nella potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta quanta la regione. 15 Andava insegnando nelle loro sinagoghe glorificato da tutti. 16 E giunse a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò per leggere [il testo biblico]. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia ed egli, svoltolo, trovò il passo dove era scritto: 18 « Lo Spirito del Signore [è] sopra di me; per questo ha consacrato con l’unzione me, per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per questo ha inviato me, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi il ritorno della vista, per inviare gli oppressi in libertà 19 e predicare un anno di grazia del Signore » (Isaia 61,1-2; 58,6). 20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. E gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21 Allora cominciò a dire loro: « Oggi è stata adempiuta questa Scrittura [che ha risuonato] nei vostri orecchi ». (Luca 4,14-21). La pagina menziona, per due volte (vv. 14 e 18), « lo Spirito ». E a proposito di questa parola occorre ricordare che questo termine (« ruah » in ebraico) nella Bibbia evoca la potenza efficace e fecondante che anima la vita dell’essere umano (cf. Gen 3,6; Sal 104,3…), conduce e sostiene la storia umana, abita il cuore dei grandi mediatori salvifici (come Giosuè in  Dt 34,9…), anima la parola dei profeti (Ez 11,5; Is 42,1). Dovunque dove ci sia vita, dinamismo, fecondità, forza, creatività, lo Spirito è all’opera[2]. E nel Vangelo di Luca il verso 14 rinvia al racconto del battesimo di Gesù: « 21 Avvenne che quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo fu aperto 22 e scese su di lui lo Spirito Santo secondo le fattezze fisiche di una colomba, e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio figlio per eccellenza, in te ho riposto il mio amore” » (Luca 3,21-22). Nella pagina che stiamo leggendo, Gesù - il giorno di sabato – va, come d’abitudine, nella sinagoga dove sceglie di leggere una sezione del libro di Isaia. Nel racconto del Vangelo, Gesù riprende, con alcune piccole modifiche, Isaia 61,1-2a e anche 58,6[3]. La lettura che Gesù sceglie gli permette di sottolineare il tema teologico dominante della sua missione: la « libertà » («afesis » in greco), la libertà, la liberazione dai mali fisici come l’assenza della vista e soprattutto sociali come la condizione di prigionieri e oppressi. La missione di Gesù nasce dal suo desiderio, dalla sua volontà e dal suo potere di liberare gli umani dall’egoismo, dal possesso e anche dalla loro distanza in rapporto a Dio[4]. Ecco ciò che Gesù, sostenuto dallo « Spirito del Signore », può compiere e lo compie « oggi ». E questa indicazione non si limita alla situazione delle persone che erano nella sinagoga. Nel Vangelo di Luca l’avverbio « oggi » caratterizza tutta la vita di Gesù, dalla sua nascita (Lc 2,11) alla sua morte (Lc 23,43). Ma scrivendo « Oggi è stata adempiuta questa scrittura [che ha risuonato] nei vostri orecchi » (v. 21) Luca sa bene che questa frase appartiene al passato, ma il suo Vangelo deve servire non per evocare la storia passata ma per intrattenere la vita della Chiesa di oggi inserita nel tempo della salvezza che ha cominciato allora[5]. E questa frase di Gesù vale anche per ogni lettrice e per ogni lettore di oggi. Dopo aver letto questa pagina del Vangelo, voglio fermarmi sul Corano, in particolare sulla Sura 5 intitolata « la mensa [imbandita]» (« al-Mâ’ida» in arabo). Questo titolo mette in evidenza l’allusione a una scena della vita di Gesù, la discesa miracolosa di una mensa imbandita per gli apostoli[6] (vv. 112ss). Ricorda quando Dio disse: « O Gesù, figlio di Maria, non dimenticare il favore che ho accordato a te e a tua madre, quando ti ho fortificato con lo Spirito Santo, sicché tu parlavi agli uomini fin dalla culla come un adulto; e quando ti ho insegnato il libro, la saggezza, il Pentateuco e il Vangelo; e quando, col mio permesso, plasmavi l’argilla in forma di uccello, vi soffiarvi sopra e, col mio permesso, diventava un uccello vivente; e quando, col mio permesso, hai guarito il cieco nato e il lebbroso; e quando, col mio permesso, hai risuscitato i morti; e quando ti ho preservato dalle insidie dei figli di Israele il giorno in cui ti sei presentato ad essi con prove evidenti, ma quelli di loro che non credevano, dissero: “Non è che evidente magia!” » (Sura 5,110)[7]. In questo versetto il Corano torna su numerosi racconti dei Vangeli che ci ricordano i miracoli compiuti da Gesù. Quanto ai racconti che parlano dei miracoli che Gesù avrebbe compiuto fin dalla sua prima infanzia – parlare « fin dalla culla » e plasmare dall’argilla un « uccello vivente » – si possono leggere nei Vangeli apocrifi[8]. Ma prima di dare tutte queste informazioni, il Corano insiste - come abbiamo già constatato anche la settimana scorsa leggendo una sezione della Sura 2 - sul ruolo dello Spirito Santo, lo Spirito con il quale Dio ha  « fortificato » Gesù. E questo ruolo fortificante ci rinvia alla pagina di Luca con Gesù che agiva « nella potenza dello Spirito Santo » (v. 14). D’altra parte, se il Vangelo per parlare di Gesù che, nella sinagoga di Nazaret, srotolando il libro « trovò il passo » (v. 17) del libro di Isaia, il Corano insiste su Dio che insegnava a Gesù « il libro, la saggezza, il Pentateuco e il Vangelo ». Ed è grazie a questo insegnamento divino che Gesù può presentarsi agli Ebrei della sinagoga e anche a noi dicendo: « Oggi è stata adempiuta questa scrittura [che ha risuonato] nei vostri orecchi ». (v. 21). È il momento di concludere questa pagina. E io non posso che dire a me stesso ed a ogni lettrice e lettore: apriamo il nostro cuore per accogliere, generosamente, la parola che Gesù ci rivolge oggi. [1] Questa traduzione riprende - con piccole modifiche - quella di E. Chiamenti, Luca 4,14-30, in Luca. Nuova traduzione ecumenica commentata, a cura di E. Borghi, Edizioni Terra Santa, Milano, 2018, p. 77s. [2] E. Borghi, La gioia del perdono. Lettura esegetico-ermeneutica del Vangelo secondo Luca, Edizioni Messaggero, Padova, 2012, p. 157. [3] H. Schürmann, Il vangelo di Luca. Parte prima, Paideia, Brescia, 1983, p. 401s. Cf anche F. Bovon, L’Évangile selon saint Luc. 1-9, Labor et fides, Genève, 1991, p. 206. [4] Così Elena Chiamenti, Art. cit., p. 78. [5] Così F. Bovon, L’Évangile selon saint Luc. 1-9, Labor et fides, Genève, 1991, p. 207. [6] Cf. Le Coran. Traduction française et commentaire, par Si Hamza Boubakeur, Maisonneuve & Larose, Paris, 1995, p. 365. [7] Per questa traduzione, cf. C. M. Guzzetti, Il Corano. Introduzione, traduzione e commento, Elledici, Leumann (Torino), 2008, p. 73. [8] Per le referenze precise ai Vangeli e rispettivamente ai Vangeli apocrifi, cf. Le Coran. Texte arabe et traduction française, par ordre chronologique selon l’Azhar, avec renvoi aux variantes, aux abrogations et aux écrits juifs et chrétiens, par S. A. Aldeeb Abu-Sahlieh, L’Aire, Vevey, 2009, p. 539. di Renzo Petraglio

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