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Lun 2 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Riflettere sulla parola di Dio, agire e portare frutti

    Quaresima 2021: quarta settimana Durante questa quarta settimana di quaresima, voglio leggere una sezione di Siracide 32. In questa sezione, Gesù figlio di Sirac ci parla dei saggi che sanno interpretare e trasmettere la Torah del Signore. Ecco come il nipote dell’autore ha tradotto in greco il testo scritto da suo nonno:  14 Chi rispetta il Signore riceverà (la sua) istruzione e quanti lo cercano fin dall’aurora troveranno (il suo) favore. 15 Chi cerca la Legge ne sarà ricolmo, ma l’ipocrita troverà in essa un motivo di inciampo. 16 Coloro che rispettano il Signore riconosceranno ciò che egli vuole, e le loro buone azioni brilleranno come luce. 17 La persona cattiva non accetta il rimprovero e trova delle scuse per fare tutto ciò che vuole. 18 Un uomo che sa prendere decisioni non smette mai di riflettere, ma colui che è estraneo alla riflessione e l’orgoglioso, nessun timore li fa esitare. 19 Senza decisione non fare nulla, e nel tuo agire non avrai da pentirti (Siracide 32,14-19). In questi versetti il Siracide sottolinea il contrasto tra colui che è saggio e la persona cattiva. L’autore insiste soprattutto presentando il saggio: egli rispetta il Signore (vv. 14 e 16) e lo cerca fin dall’aurora, accoglie la sua istruzione e la mette in pratica. Di conseguenza le sue «buone azioni brilleranno come luce» (v. 16). Infatti esse scaturiscono da una riflessione, dato che «un uomo che sa prendere decisioni non smette mai di riflettere» (v. 18). E qui la persona «che sa prendere decisioni» è veramente, per il Siracide, il giusto che ha deciso di scegliere il servizio del Signore. Questa sua decisione orienta quindi tutta la sua vita[1]. Al contrario, «colui che è estraneo alla riflessione[2] e l’orgoglioso, nessun timore li fa esitare» (v. 18) In seguito, dopo queste considerazioni, il verso 19 - tornando sul termine  « decisione » - ci rivolge un imperativo: «Senza decisione non fare nulla».  Questi versetti, che sottolineano l’importanza della parola di Dio sulla quale noi dobbiamo riflettere, mi richiamano il Corano dove leggo: 24Non hai visto come Dio propone, con una parabola, una buona parola? Essa è come un buon albero, la cui radice è salda e i cui rami [sono] nel cielo, 25e continuamente dà frutti, con l’autorizzazione del suo Signore. Dio propone parabole agli uomini, affinché riflettano. 26Una parola cattiva è invece simile a un albero cattivo, sradicato dal suolo e che non ha stabilità alcuna. 27 Dio conferma i credenti con una parola salda, in questa vita e nell’aldilà. (Sura 14,24-27a). Questi versetti ci parlano di Dio: Dio si esprime attraverso delle parabole, degli esempi che sottolineano un contrasto: la «buona parola» e la «parola cattiva», un «buon albero» e un «albero cattivo». Un po’ come nel Siracide, c’è il contrasto: la buona parola è, evidentemente, quella che riconosce Dio; al contrario la parola cattiva è la parola che rifiuta Dio, che nega l’esistenza di Dio. Colui che è fedele alla buona parola è come « un buon albero, la cui radice è salda e i cui rami [sono] nel cielo», e questo albero porta i suoi frutti (v. 25). Al contrario colui che rifiuta Dio e la sua parola è come «un albero cattivo, sradicato dal suolo». La decisione di rifiutare il messaggio di Dio non ha alcun fondamento solido[3], è come un albero sradicato e senza nessuna stabilità. Impegniamoci dunque a vivere intensamente la nostra relazione con Dio e a riflettere, giorno dopo giorno, sulla sua parola. Ed è così che ciascuno di noi diventerà una donna o un uomo «che sa prendere decisioni», una persona che si impegna, che «non smette mai di riflettere» e che non fa assolutamente nulla «senza decisione». E in questo cammino noi saremo insieme. Coraggio! [1] J. Hadot, Penchant mauvais et volonté libre dans la Sagesse de Ben Sira (L’Ecclésiastique), Presses universitaires, Bruxelles 1970, pp. 204-205. [2] Così F. Vigouroux, La sainte Bible polyglotte. Ancien Testament, tome 5. L’Ecclésiastique - Isaïe – Jérémie – Les lamentations – Baruch, Roger et Chernoviz libraires-éditeurs, Paris 1904, p. 153. [3] Così Ismaïl ibn Kathîr, L’exégèse du Coran en 4 volumes. Traduction: Harkat Abdou, vol. 2, Sourate 6 (Les Troupeaux) – Sourate 17 (Le Trajet nocturne), Dar Al-Kutub Al-ilmiyah, Beyrouth 2000, p. 707. di Renzo Petraglio

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