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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Papa Leone XIV durante la Messa pro Ecclesia celebrata con i cardinali nella Cappella Sistina COMMENTO

    Sparire perché rimanga Cristo: il programma di Leone XIV

    Ci sono parole destinate a segnare la rotta. Nella prima omelia da Papa di Leone XIV colpisce innanzitutto l’incipit, con la reiterata professione di fede di Pietro, quelle parole che volle ripetere al termine dell’omelia della messa d’inizio pontificato anche Giovanni Paolo I: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Ma c’è anche uno sguardo sulla Chiesa, e su come si esercita qualsiasi servizio nella Chiesa, che traspare dalle frasi conclusive. È una citazione di sant’Ignazio di Antiochia, condotto verso il martirio: “Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo”. Il grande Padre della Chiesa si riferiva al suo essere divorato dalle belve, eppure quell’espressione risulta illuminante per ogni istante e ogni circostanza della vita cristiana: “le sue parole – ha detto il nuovo Vescovo di Roma - richiamano in senso più generale un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo”. Sparire, farsi piccolo, perché Lui sia conosciuto. Abbandonare ogni protagonismo, ogni mondano confidare nel potere, nelle strutture, nei soldi, nei progetti di marketing religioso, per abbandonarsi a Colui che guida la Chiesa, senza del quale – come Lui stesso ha detto – non possiamo far nulla. Per abbandonarsi all’azione della sua grazia, che ci precede sempre.

    C’è, anche in questo sguardo del nuovo Papa, una significativa continuità con il predecessore Francesco, che aveva più volte citato il mysterium lunae, l’immagine della luna usata dai Padri della Chiesa per descrivere la Chiesa, la quale s’illuderebbe se pensasse di poter brillare di luce propria dato che può soltanto riflettere la luce di un Altro.

    All’inizio del suo percorso il nuovo Papa, un missionario nato negli Stati Uniti e vissuto nelle periferie del mondo come pastore “con l’odore delle pecore”, sembra riecheggiare le parole di Giovanni Battista su Gesù: Lui deve crescere, e io invece diminuire. Tutto nella Chiesa esiste per la missione, cioè perché Lui cresca. Tutti nella Chiesa – a partire dal Papa fino all’ultimo dei battezzati – devono farsi piccoli, perché Gesù sia conosciuto, perché lui sia protagonista. C’è in questo, l’inquietudine agostiniana della ricerca della verità, della ricerca di Dio, che diventa l’inquietudine di conoscerlo sempre di più e di uscire da sé stessi per farlo conoscere agli altri, perché si riaccenda in tutti il desiderio di Dio.

    Colpisce la scelta del nome Leone, che lo ricongiunge direttamente alla grande e attualissima tradizione della Dottrina sociale della Chiesa, alla difesa dei lavoratori, alla richiesta di un sistema economico-finanziario più giusto. È significativa la semplicità del suo primo saluto, l’invocazione della pace pasquale, quella pace di cui c’è estremo bisogno, e l’apertura a tutti che riecheggia il “todos todos todos” di Francesco. Colpisce la volontà di continuare nel cammino sinodale. Colpiscono, infine, quell’Ave Maria recitata ieri con il popolo di Dio, nel giorno della Supplica alla Madonna di Pompei, e l’invocazione finale della sua prima omelia, una grazia richiesta “con l’aiuto della tenerissima intercessione di Maria Madre della Chiesa”.

    Ieri, ancora una volta, ne abbiamo avuto conferma: al momento dell’extra omnes, nella Sistina è accaduto qualcosa non del tutto spiegabile con logiche e schemi umani. Che 133 cardinali provenienti da ogni angolo della terra, molti dei quali senza mai essersi conosciuti prima, arrivino a designare in ventiquattr’ore il Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale, è un segno bellissimo di unità. Il testimone del Successore di Pietro, che pochi giorni fa brillava nella fragilità di Francesco e in quella sua ultima benedizione pasquale al popolo, ora è passato a un mite vescovo missionario figlio di Sant’Agostino. La Chiesa è viva perché è vivo e presente Gesù, che la guida servendosi di fragilissimi discepoli disposti a sparire perché Lui, e solo Lui, rimanga.

    Andrea Tornielli / Vatican News

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