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Lun 2 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Un invito a «riflettere sui misteri del Signore»

    Quaresima 2021: sesta settimana di Renzo Petraglio Siamo all’ultima settimana di quaresima e, nella mia lettura del Siracide, voglio fermarmi su alcuni versetti del capitolo 39. Qui il nostro autore continua a parlare del saggio e - del saggio – ci presenta un ritratto ideale. La settimana scorsa abbiamo visto il saggio in relazione con la legge e con la parola di Dio (Si 39,1-3). Ma ora, proseguendo la sua pagina, il Siracide ci presenta il saggio nella sua preghiera, il saggio che, riempito dallo spirito donato dal Signore, medita sul mistero di Dio. Ecco una traduzione di questa pagina: 5Fin dall’alba [il saggio], rivolgerà il suo cuore verso il Signore che l’ha creato, e pregherà davanti a Dio l’Altissimo: aprirà la sua bocca nella preghiera e, per i suoi peccati, lo implorerà. 6Se il Signore, il Dio grande, lo vuole, sarà ricolmo di spirito per comprendere. Allora potrà, lui pure, diffondere come pioggia le parole della sua sapienza e nella preghiera loderà il Signore. 7Così il saggio dirigerà la sua volontà e la sua conoscenza, e rifletterà sui misteri del Signore; 8farà brillare l’insegnamento della sua dottrina e nella legge dell’alleanza del Signore con il suo popolo egli porrà la sua fierezza (Siracide 39,5-8). Parlando del saggio, il Siracide insiste innanzitutto sulla sua relazione con Dio: «Fin dall’alba [il saggio], rivolgerà il suo cuore verso il Signore che l’ha creato». La relazione con Dio si realizza anzitutto nell’intimità della persona, a livello del cuore. Solo dopo essa si trasforma in preghiera e in supplica per i peccati commessi. Continuando la sua pagina, il Siracide ci dice che, se il Signore lo vuole, il saggio «sarà ricolmo di spirito per comprendere». E questo spirito donatogli dal Signore lo condurrà a una conoscenza più profonda, un po’ come il profeta Isaia (cfr. Is 61,1)[1] e come il saggio Salomone (cfr. 1 Re 3,28; 5,9). Grazie a questo dono dello spirito il saggio «potrà, lui pure, diffondere» - come i sapienti i cui scritti sono conservati nell’Antico Testamento - «le parole della sua sapienza». Nella seconda parte della sua pagina, il Siracide ci ricorda l’elemento fondamentale della riflessione del saggio: egli «rifletterà sui misteri del Signore». E, tra questi misteri, tra queste realtà nascoste[2], c’è «l’alleanza del Signore con il suo popolo». Leggendo queste caratteristiche a proposito dell’uomo saggio fedele a Dio, penso anche a un testo del Corano. Ecco come si può tradurlo: 163Il vostro Dio è un Dio unico. Non c’è altro dio che Lui, pieno di clemenza, pieno di misericordia. 164In verità, nella creazione dei cieli e della terra, nell’alternarsi della notte e del giorno, nelle navi che solcano il mare cariche di cose utili per gli uomini, nell’acqua che Dio fa discendere dal cielo per far rivivere la terra già morta, dove egli ha sparso ogni sorta di animali, e anche nelle variazioni dei venti e delle nubi che si muovono obbedienti [alla sua volontà] tra il cielo e la terra, in tutto questo ci sono veramente dei segni per chi sa comprendere. 165Tra gli umani ve ne sono alcuni che si sono scelti degli idoli al di fuori di Dio, idoli che essi amano come si ama Dio, ma quelli che credono amano Dio di un amore ben più profondo. (Sura 2,163-165). Se il Siracide parlava dei «misteri» di Dio, qui, come frequentemente nel Corano, Dio è presentato come «pieno di clemenza, pieno di misericordia». E il verso 164 ci mostra come la sua misericordia va al di là di quanto possiamo immaginare: Dio è il creatore dei cieli e della terra; nel suo amore per tutte le sue creature, Dio può «far rivivere la terra già morta», Dio si prende cura dei viventi attraverso il mare e anche attraverso le «variazioni dei venti e delle nubi». Ecco come Dio ci permette di scoprire, attraverso dei segni, il suo amore che oltrepassa ogni nostra capacità di comprenderlo, o – per dirlo con le parole del Siracide – i suoi «misteri», i suoi segreti. E, se noi riflettiamo sulla sua misericordia, noi non possiamo che amarlo, amarlo di un amore «profondo». Che questo amore ci sostenga in questi giorni e fino alla fine della nostra vita, quando saremo accolte e accolti tra le braccia di Dio. E su questo cammino verso Dio, saremo tutte e tutti insieme. [1] B. M. Zapff, Jesus Sirach 25-51, Echter Verlag, Würzburg 2010, p. 265s. [2] La traduzione greca usa qui l’aggettivo neutro plurale « realtà nascoste, celate allo sguardo». di Renzo Petraglio

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