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  • L'edizione 2024 della Colletta alimentare

    Un sabato per gli altri: i ragazzi del ClanDestino alla Colletta Alimentare

    di Federico Anzini

    Da molti anni, in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri, il gruppo I Cavalieri del ClanDestino (una compagnia cattolica di ragazzi delle medie guidata da adulti) partecipa alla Colletta Alimentare a favore di Tavolino Magico — che quest’anno si terrà sabato 15 novembre — un gesto semplice che parla di attenzione, vicinanza e responsabilità verso chi ha più bisogno. Con Martino Laffranchini, che guida i ragazzi in questa iniziativa assieme ad altri adulti, abbiamo cercato di capire cosa rende speciale questa giornata, quale messaggio trasmette e che valore ha per chi la vive in prima persona.

    Martino, raccontaci che cos’è la Colletta Alimentare e come si svolge in Ticino.

    La Colletta Alimentare è una giornata di raccolta di generi alimentari a favore di Tavolino Magico, un’associazione che da oltre vent’anni sostiene in modo concreto persone in difficoltà nella Svizzera italiana e combatte lo spreco alimentare. In pratica, durante la giornata, i volontari sono presenti in diverse filiali Migros del Ticino, da Mendrisio a Locarno. Le persone che fanno la spesa possono acquistare uno o più prodotti a lunga conservazione — come pasta, riso, latte UHT, tonno, legumi, zucchero, olio o prodotti per l’igiene personale — e consegnarli ai volontari all’uscita del supermercato. In questi anni sono state raccolte oltre 146 tonnellate di alimenti.

    Perché avete scelto di proporre questa iniziativa ai ragazzi del gruppo “ClanDestino”?

    Per i ragazzi — come per noi adulti — la Colletta Alimentare è un’occasione straordinaria per educarci alla carità. Donare il proprio tempo libero, passare un sabato davanti alle casse della Migros, è prima di tutto una sfida alla libertà personale.

    Viviamo in un tempo in cui i giovani, e non solo, sono spesso centrati su se stessi: tendono a dare solo se ne ricavano qualcosa, a rispondere ai propri bisogni immediati ignorando l’altro. Accade di vederlo anche in piccoli gesti quotidiani — chi prende un biscotto dal pranzo di un compagno senza chiedere, chi dimentica di ringraziare. Non lo dico con rimprovero, ma come constatazione di un clima culturale che respiriamo tutti, alimentato dai social e da una società che spesso mette l’“io” al centro.

    La Colletta è un gesto prezioso perché ci aiuta a riscoprire ciò che ricorda il Papa nel suo messaggio: “Tutti i beni di questa terra, le realtà materiali, i piaceri del mondo, il benessere economico, seppure importanti, non bastano per rendere il cuore felice.”

    Ma questo si comprende solo vivendolo, mettendosi in gioco gratuitamente, incontrando i poveri. Ed è meraviglioso quando il Papa parla di loro come testimoni di speranza: “Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione.”

    È uno sguardo rivoluzionario: ci libera dal senso di superiorità o dal fastidio che a volte proviamo verso chi ci chiede aiuto, e ci richiama alla verità di noi stessi — un bisogno infinito che non si colma con le cose, ma solo con l’amore ricevuto e donato.

    Come vi preparate con i ragazzi alla giornata della Colletta?

    Quando proponiamo ai ragazzi la partecipazione alla Colletta, spieghiamo innanzitutto cos’è e come funziona, ma soprattutto diciamo loro di fidarsi: “Fidati, perché certe cose le capisci solo vivendole.” Con i più grandi leggiamo anche un passo del messaggio del Papa, invitandoli a tenerlo a mente durante la giornata. La Colletta è anche una festa, quindi prepariamo insieme cartelloni e decorazioni per i carrelli destinati alla raccolta.

    Dopo la giornata, ci ritroviamo per condividere le esperienze: cosa hanno vissuto, quali difficoltà, quali incontri li hanno colpiti. Una volta, un ragazzo raccontò di aver percepito una “unità nuova” con i compagni del suo turno, pur conoscendoli poco. È verissimo: condividere un gesto di carità crea legami, fa nascere una familiarità profonda tra chi lo compie.

    Il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale dei Poveri invita a “creare segni di speranza”. In che modo la Colletta Alimentare è uno di questi segni?

    Credo che vedere qualcuno che dedica il proprio tempo gratuitamente per qualcosa di bello spinga altri a fare lo stesso. È come accendere una piccola luce nel buio: gli altri la vedono, si avvicinano e, se si lasciano illuminare, portano a loro volta quella luce in altri luoghi oscuri. E quando sono dei ragazzi — spesso descritti come distratti o apatici — a farlo con entusiasmo e sorriso, quella luce brilla ancora di più. È un vero segno di speranza, non solo per chi riceve, ma per chi guarda.

    In un tempo segnato da “vecchie e nuove povertà”, materiali ma anche relazionali, come può un gesto semplice come la Colletta aiutare a cambiare lo sguardo dei giovani sul mondo?

    Lo sguardo dei giovani sul mondo cambia quando cambia il loro modo di guardare sé stessi. La Colletta li aiuta a scoprire che il rispetto, la cura del debole, l’accoglienza non sono solo “cose giuste” da fare per dovere morale, ma rispondono a un bisogno profondo che abbiamo tutti: siamo fatti per voler bene.

    Quando vedo qualcuno che soffre, non posso “stare a posto” finché non mi prendo cura di lui, perché la mia stessa umanità chiede questo. Come diceva san Paolo, “C’è più gioia nel donare che nel ricevere.” Solo questa consapevolezza — di sé e dell’altro — può davvero cambiare il mondo.

    Martino, cosa rappresenta per te personalmente la Colletta Alimentare?

    Per me la Colletta è come un “piè di porco” che scardina la chiusura del mio cuore, il mio individualismo, la tendenza a ripiegarmi su me stesso. È un gesto che mi educa alla fede, perché mi “spoglia” di tanto superfluo e mi ricorda che abbiamo bisogno di vuotarci per poter ricevere: fare spazio dentro di noi per lasciare entrare la Presenza di Cristo. Come mi disse un amico: “Se non ti svuoti, non puoi ricevere nulla.”

    C’è un episodio particolare di una passata Colletta che ti è rimasto nel cuore?

    Durante il periodo delle restrizioni dovute al Covid, non potevamo svolgere la Colletta nella forma abituale. Decidemmo allora di organizzare piccoli turni, con gruppetti di cinque ragazzi per carrello, e di fare la spesa insieme. All’inizio di ogni turno raccoglievamo le offerte: per rispettare la discrezione di ciascuno, avevo un sacchetto in cui i ragazzi mettevano a pugno chiuso quanto desideravano donare. 

    Ricordo ancora una ragazza che, infilando la mano nel sacchetto, fece cadere una cascata di monetine. Quando le contai, trovai di tutto: pezzi da 5 franchi, da 2, da 1, fino ai 5 centesimi. Lei, con un po’ di pudore, mi disse: “Scusa, ma quando mi davano dei soldi per i lavoretti o per i denti che mi cadevano, erano sempre spiccioli… Qui c’è tutto il mio salvadanaio.”

    Mi commosse profondamente. Mi venne subito in mente la povera vedova del Vangelo: “Tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva.” È un ricordo che ancora oggi mi emoziona e che mi insegna quanto la semplicità del dono sia capace di toccare il cielo.

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