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    Vescovi Nord Africa: i migranti interpellano le nostre coscienze

    I migranti che attraversano i nostri Paesi ed il Mediterraneo interpellano più che mai, le nostre coscienze, l’accoglienza e la solidarietà delle nostre comunità”: lo scrive in un comunicato la Cerna, cioè la Conferenza dei vescovi delle Regioni del Nord Africa, diffuso al termine dell’Assemblea svoltasi a Tunisi dall’11 al 15 novembre. “Come procedere verso soluzioni globali più umane – si domandano i vescovi – e stimolare, all’interno dei Paesi e delle comunità cristiane, una riflessione, così da accogliere, proteggere, promuovere e integrare” i migranti?

    I lavori della Cerna – presieduti dal suo presidente, l’arcivescovo di Algeri, mons. Paul Desfarges – hanno affrontato anche “le sfide che si trovano davanti i popoli ed i cristiani dei diversi Paesi” nordafricani. In particolare, "la diversità culturale crescente tra le comunità cristiane, che ricorda che la comunione è sempre da costruire”. Centrale anche la riflessione sulle società musulmane in cui vivono i cristiani in Nord Africa.

    In vista poi del Sinodo sui giovani, nell’ottobre 2018 in Vaticano, i vescovi nordafricani hanno evidenziato la vitalità della gioventù delle loro Regioni e le sue domande, ad esempio, sulla prospettiva professionale o sullo sviluppo dei rispettivi Paesi. Questioni che – si legge nel comunicato – le Chiesa locali nordafricane vorranno amplificare durante l'Assemblea sinodale.

    I vescovi algerini hanno inoltre espresso le loro aspettative per la beatificazione di Mons. Pierre Claverie e degli altri diciotto religiosi cattolici uccisi in Algeria per mano di terroristi, tra il 1994 e il 1996, tra cui i sette monaci di Tibhirine. “Un simile evento – spiegano i vescovi – sarebbe un messaggio di speranza e di fede rivolto a tutti, a prescindere dai singoli Credo”.

    Il comunicato riporta infine la testimonianza di mons. George Bugeja, Vicario Apostolico di Tripoli ed Amministratore di Bengasi, in Libia,  che a quasi due anni dalla nomina, avvenuta il 14 febbraio 2016, non è ancora riuscito ad entrare a Bengasi, a causa dei combattimenti che rendono la zona molto pericolosa.

    RadioVaticana 

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