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  • Mons. Pier Giacomo Grampa, vescovo emerito di Lugano

    Gli scritti sul Concilio di mons. Pier Giacomo Grampa raccolti in un libro

    Per sottolineare, con sentimenti di gratitudine, i sessant’anni della ordinazione presbiterale (Lugano, chiesa di San Nicolao, 6 dicembre 1959), il vescovo emerito di Lugano mons. Pier Giacomo Grampa ha ripercorso, in una recente pubblicazione, la strada del Concilio Vaticano II, riprendendo quanto aveva scritto lungo gli anni riguardo a questo grande evento della Chiesa nel secolo scorso. Una testimonianza preziosa e sincera. Del resto, come ben scrive il vescovo Valerio Lazzeri nella prefazione, chi conosce mons. Pier Giacomo Grampa “sa bene che egli non ha mai tralasciato un’occasione – e mai lo farà in futuro – per ribadire il suo profondo attaccamento al Concilio e la sua viva riconoscenza verso tutti coloro che lo hanno realizzato, ne hanno alimentato lo spirito e hanno fatto di tutto per tradurre in pratica le benefiche conseguenze teologiche, pastorali e spirituali”. Esprime gratitudine al vescovo emerito “per aver deciso di riprendere insieme questi testi”, con l’auspicio che “la voce di chi ha vissuto, e ancora oggi vive con immutato entusiasmo il percorso ecclesiale di quegli anni, possa stimolare in ciascuno di noi una riflessione meno superficiale, una memoria più riconoscente, uno slancio rinnovato e un approccio propositivo, almeno altrettanto sinceri”. I testi conciliari scritti, leggiamo ancora in prefazione, “sono ancora in grado di trasmettere la forza di una convinzione e l’autenticità di un vissuto personale, che possono davvero fare bene a tutti”.

    L’agile pubblicazione, intitolata "Il concilio una grande luce. Per non perdere la bussola", è strutturata in 19 capitoli didattici, ripercorre quell’evento, ricordandone i contenuti e proiettandoli sul vivere ecclesiale di oggi, come altrettante proposte, inviti e un augurio. Un libro, scrive l’autore, come “un semplice atto d’amore da lasciare come ricordo dei miei sessant’anni di sacerdozio alle nuove generazioni, che non mi paiono sufficientemente informate sul valore e l’importanza del Concilio Ecumenico Vaticano II”, affinché “non abbiano a perdere la bussola, ma si lascino guidare dalla luce del Concilio: lo studino, l’approfondiscano, lo vivano”. Nel contempo confida “nell’impulso che papa Francesco vuole dare, per contribuire alla riforma della Chiesa nello spirito del Consiglio col coraggio del grande San Francesco d’Assisi”.

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