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Gio 5 feb | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Le punture di spillo! Spunti dalla lettera pastorale

    Nella sua ultima lettera pastorale, “Respirate sempre Cristo”, il Vescovo Valerio Lazzeri, ci presenta la figura di Elia che pur essendo un grande profeta, conosce momenti di scoraggiamento come tutti noi. Cito dalla lettera del Vescovo: “Per questo Elia a un dato punto non ce la fa più e chiede al Signore di prendergli la vita: improvvisamente gli appare la vanità di tutto il suo tentativo di primeggiare, di prevalere, di essere migliore dei suoi predecessori: “Prendi la mia vita, perché non sono migliore dei miei padri” (1 Re 19,4)… Chiediamoci allora onestamente: non è forse che ci siamo abituati e anche un po’ ci siamo affezionati alle nostre crisi, alle nostre stanchezze, ai nostri sfinimenti? Spero che nessuno si senta offeso per queste mie parole. Credo però che dobbiamo fare più attenzione al gusto malsano di fare l’elenco delle questioni insolubili ogni volta che ci ritroviamo. A volte sembra che ci sia uno strano interesse ad alimentare un sottile ma pervasivo malessere generale. Forse in questo modo è più facile darci ragione, quando decidiamo che non vale più la pena impegnarsi, prendersi delle responsabilità, rischiare proprio con queste famiglie, con questi genitori, con questi giovani, con questi vecchi, con questa scuola, con questi preti, con questi laici… È l’ombra lunga della ginestra di Elia nei nostri ambienti…”. Un sacerdote, mi ha dato un buon consiglio. Quando sono tentata di scoraggiarmi di fronte alle difficoltà della vita o alle inevitabili occasioni di “pestarci i piedi” vivendo in comunità o in famiglia, posso offrire queste occasioni come “punture di spillo”, (così come suggeriva S. Teresa del Bambin Gesù) per la salvezza delle anime e per la gloria di Dio. Dovremmo addirittura rallegrarci di fronte a queste prove perché abbiamo qualcosa da offrire al Signore e non restiamo a mani vuote. Non dimentichiamoci che le nostre sono solo punture di spillo, anche se fanno male e quelle di Gesù erano ferite di chiodi. Quest’atteggiamento ci aiuta a uscire dal nostro circolo vizioso che ci porta poi a lamentarci con gli altri per tutto ciò che non fila per il verso giusto. Nei nostri dialoghi saremo così meno monotoni e più positivi! La nostra natura umana portata a scoraggiarci, sarà così più serena di fronte alle prove della vita che possono essere considerate una grazia. Termino con un tweet di Papa Francesco che così ci esorta: “Quando siamo un po’ tristi, quando sembra che tutto vada storto, pensiamo: “Dio mi ama; Dio non mi abbandona”. Facciamo noi il primo passo, per ristabilire la pace e costruire ponti.   di Suor Sandra Künzli

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