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  • Padre Mario Falconi

    Padre Falconi: con la sua opera salvò tremila innocenti nel conflitto etnico tra hutu e tutsi

    Ai tempi dei 100 giorni del genocidio, il Ruanda era il Paese più cristianizzato dell’Africa: almeno il 65 per cento della popolazione era composto di cattolici e il 15 per cento da protestanti. Nella primavera del 1994, alcuni religiosi «si distinsero per il coraggio con cui cercarono di salvare tanti innocenti dalla furia degli assassini». Tra questi vi è padre Mario Falconi, missionario bergamasco che ha speso la sua vita nella missione di Muhura, vicino al confine ugandese. Intervistato dai colleghi di «Strada Regina», ripercorre quei drammatici giorni: «Il fronte patriottico tutsi era stato fondato nel 1990», racconta il missionario, ma la convivenza tra le persone era serena, tanto che «c’erano matrimoni misti. Sono stati gli estremisti e la milizia paramilitare a causare tutto questo».

    Allo scoppio del conflitto, padre Mario ha la possibilità di lasciare il Paese ma decide di rimanere per salvare i tutsi; così, mentre per le strade continua la carneficina, il religioso accoglie circa tremila persone in alcuni edifici dietro al giardino della canonica, proteggendole dalla violenza degli hutu. A fine aprile, padre Mario parte verso l’Italia per portare in salvo un gruppo di orfani; al suo ritorno in Ruanda il conflitto era finito e i tutsi erano saliti al governo: «Il primo matrimonio che benedico – ricorda il missionario – era un matrimonio misto. Questo per dire che il popolo è sempre stato unito, sono gli estremisti che hanno operato il genocidio». A distanza di anni, padre Mario è consapevole di aver rischiato la vita per salvare quella di numerosi tutsi e di tanti bambini rimasti orfani. Per il suo coraggio e per la sua testimonianza, padre Falconi è stato insignito con un’onorificenza di merito di «Giusto del Ruanda». L’intervista completa sabato a «Strada Regina», ore 18.35, su RSI La1.

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