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  • Il prete e «maestro di Barbiana» educatore coraggioso tra i poveri

    di Gioele Anni

    Il 27 maggio di cento anni fa nasceva a Firenze Lorenzo Milani, sacerdote dalla «passione educativa» che scelse di dedicarsi completamente agli ultimi e alla scuola, in particolare a quella del piccolo borgo di Barbiana, in Toscana, dove era stato “confinato” dal suo vescovo. Con la redazione di Strada Regina, abbiamo incontrato uno dei primi allievi di don Milani, oggi presidente dell’associazione ex allievi, e con lui abbiamo ripercorso la sua missione. Ecco alcuni stralci dell’intervista che andrà in sabato 27 maggio alle 18.35 su RSI La1.

    Agostino Burberi è stato nel 1954 uno dei primi sei allievi di don Lorenzo Milani. Ricorda il suo arrivo a Barbiana?

    Era la sera del 7 dicembre 1954 e pioveva. Io ero in chiesa a fare il chierichetto e mi rimase impresso il suo arrivo: era tutto bagnato e bianco in faccia e cominciò a guardare per la prima volta quella che sarebbe stata la sua chiesa. Il giorno dopo, accompagnato dal parroco uscente, fece il giro delle nostre case incontrando i genitori e dicendo loro che avrebbe cominciato a fare un doposcuola ai loro figli. E così, quello che era il salotto della canonica divenne la nuova scuola di Barbiana.

    Sulla scuola di Barbiana c’è ancora la famosa scritta in inglese «I care», ovvero «mi sta a cuore»…

    Si, certo perché il nostro maestro ci ha sempre detto che non si può avere un impegno nella vita come la scuola se dietro non c’è un valore che ti spinge a farlo. È fondamentale capire che a scuola si va per confrontarsi nella società civile e che si deve impegnare il proprio tempo a fare qualcosa per il prossimo, per costruire una società migliore.

    Si parla tanto di don Milani insegnante, ma don Milani era prima di tutto un prete. Qual era la dimensione della fede a Barbiana?

    Si percepiva la radicalità di don Lorenzo rispetto al Vangelo. Non si è mai distratto da queste cose: il Vangelo era il libro sempre presente accanto a quello della Costituzione italiana; era il libro fondamentale per tutti, anche per i non cristiani, per i valori che trasmetteva.

    Quale insegnamento principale di don Milani ha plasmato la sua vita?

    Quello di dedicare tutto il proprio tempo agli ultimi e di spenderlo per diffondere cultura.

    20 giugno 2017, papa Francesco va a visitare la tomba di don Milani a Barbiana. Qual è stata la sua emozione?

    A noi sembrava di aver toccato il cielo con un dito. Il Papa tornava sulle sue parole: «Tu avevi sempre detto al tuo vescovo che eri un prete della diocesi fiorentina. Da vivo non hai avuto questa soddisfazione, oggi però sappi che viene il vescovo di Roma a dirti non solo che tu eri a pieno titolo un prete della diocesi, ma addirittura che sei un esempio da seguire».

    Davanti ai giovani di oggi, insicuri e ansiosi, don Milani che consiglio darebbe a un docente?

    Di voler loro bene, di amarli. Lo dirà in una lettera poco prima di morire a Nadia che gli chiedeva come trovare Dio e lui rispondeva: «Abbandona l’università, vai nelle strade di Napoli, prendi una decina di giovani che hanno lasciato la scuola e spendi la tua vita per loro. Allora troverai sicuramente Dio».

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