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  • Mons. Alain de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano. COMMENTO

    Lo scritto di De Raemy per ripartire dopo il Giubileo

    di Cristina Vonzun

    Arriva nelle parrocchie, in prossimità del Natale, uno scritto di mons. de Raemy che traccia il bilancio dell’anno giubilare che sta per finire e rilancia il tema dell’anno pastorale nella diocesi di Lugano. È la «Lettera post-giubilare» dal titolo «Il Giubileo per un’altra strada».  Il testo si colloca simbolicamente sotto una duplice «stella»: quella biblica dei Magi, che guidati dall’astro giungono a Gesù (Mt 2,9-12), e quella del Giubileo.

    «Il Giubileo – scrive il vescovo – è stato in diocesi una variegata occasione di scoperte delle tante “stelle” che ci precedono e ci guidano sul territorio diocesano». Come i Magi, osserva mons. de Raemy, la Chiesa in Ticino ha conosciuto «gioie grandissime», ma anche indicazioni verso strade nuove, aprendo i propri scrigni e riscoprendo ricchezze fatte di «oro di disponibilità, incenso di spiritualità e mirra di carità». Accanto a queste luci, il vescovo non nasconde anche le fatiche: la povertà dei mezzi e il calo della partecipazione.

    Tuttavia, «con gli occhi della fede», anche nella precarietà è stato possibile riconoscere «il bambino con sua madre». L’annuncio del Vangelo resta sempre attuale: Cristo, nato nella povertà, «crescerà e si fortificherà» (cfr. Lc 1,80). Per questo, continua il vescovo, «come magi del nostro tempo, non torniamo più come eravamo prima: altre strade diventano possibili anche per noi. Ripartiamo da Cristo, insieme».

    I frutti del Giubileo

    Mons. Alain ripercorre con gratitudine i vari momenti giubilari, ricco dell’esperienza del pastore che li ha condivisi e vissuti tra la sua gente:  i pellegrinaggi a Roma, Lourdes, Einsiedeln e al Ranft; poi i numerosi eventi sul territorio che hanno riunito realtà umane, sociali ed ecclesiali diverse, in una ricchezza di volti, storie e testimonianze: quello con la disabilità, «segno di necessaria integrazione anche nelle nostre comunità», le famiglie – «in particolare i genitori in lutto», la presenza dei cattolici nel mondo educativo, considerata «uno straordinario potenziale di testimonianza attiva da condividere». Mons. de Raemy ricorda inoltre il vasto mondo del volontariato: catechisti, ministri istituiti, operatori della carità, confraternite, ordini equestri, cori e bande, senza dimenticare la testimonianza delle comunità religiose di vita consacrata e quella orante delle comunità di clausura. Poi i movimenti ecclesiali, espressione – scrive il vescovo – del motto di papa Leone: «in illo uno, unum», «nell’Unico siamo uno». Tra i protagonisti del giubileo anche sportivi, operatori di pace, missionari, famiglie in cammino, gruppi scout, poliziotti, giornalisti e comunicatori. Un pensiero particolare va ai carcerati, ai malati e agli anziani, che hanno potuto sentirsi parte del «comune pellegrinaggio della speranza», anche attraverso momenti dedicati e la radio. La lettera menziona come evento importante il Giubileo dei consiglieri parrocchiali, che ha invitato a Lugano centinaia di persone ed è stato l’occasione per avviare un Gruppo di lavoro diocesano a loro dedicato. Dopo l’ascolto nei vari vicariati, il gruppo tornerà sul territorio «con proposte da condividere per l’immediato futuro», scrive il vescovo. Uno scritto di bilancio che guarda però in avanti.

    Ora è il tempo di “Ripartire da Cristo, insieme”

    De Raemy rilancia quindi il tema dell’anno pastorale che coinvolgerà parrocchie e reti pastorali dal 2026: «Ripartire da Cristo, insieme».

    Perché – indica il vescovo – «i Magi non sono rimasti fermi» e «la saggezza del Giubileo non è fatta per trattenerci un attimo e poi tornare alla solita vita ordinaria», ma per camminare, «senza tralasciare né trascurare nessuno», «nell’attesa della nomina del Vescovo ordinario della diocesi di Lugano».

    Lo scritto di mons. Alain è stato inviato con la newsletter della diocesi ai parroci e lo si può scaricare qui online oltre che dal sito della diocesi.

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