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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • «Lui, parroco del mondo, ci ha ispirato nel cammino». Alcuni sacerdoti ticinesi e mons. De Raemy ricordano Francesco

    di Laura Quadri e Federico Anzini

    È una Chiesa, anche quella ticinese, in cui l’eredità di papa Francesco – deceduto lo scorso 21 aprile – è forte e radicata. Il suo magistero e il suo Pontificato hanno infatti lasciato un’impronta viva, ispirato sacerdoti, religiosi e laici nella loro azione pastorale e accompagnato la vita di moltissimi fedeli, come ci testimonia l’amministratore apostolico, Alain de Raemy: «Tra i tanti impulsi che ci ha dato il Papa certamente è fondamentale l’invito ad essere una “Chiesa in uscita”. Non una Chiesa che organizza attività e poi si lamenta se nessuno vi partecipa, ma una Chiesa che va fuori, che si fa presente nelle varie realtà sociali e umane. In Ticino questa dinamica è ancora possibile perché le nostre comunità non sono enormi. Certo, ci sono valli con piccoli paesi più isolati dove tutto diventa più complicato, ma in generale un parroco riesce ancora a conoscere bene ciò che succede nella sua comunità e a essere presente nelle diverse situazioni che emergono, anche quelle dolorose come un grave problema o una morte improvvisa. La Chiesa attraverso il parroco e i fedeli laici deve esserci anche quando qualcuno non è credente o praticante. Questo messaggio di papa Francesco sulla Chiesa che va verso le persone e le accompagna è fondamentale per la nostra realtà ticinese».

    A mons. de Raemy chiediamo anche un ricordo personale: «Ricordo che nell’anno della mia nomina a Cappellano delle Guardie Svizzere, quando papa Francesco fu eletto, mia sorella maggiore venne a farmi visita e alloggiò a Santa Marta. Ebbe un breve incontro mattutino con il Papa e lo salutò. Qualche mese dopo, durante un'udienza generale in Piazza S. Pietro, mio fratello era in prima fila. Io non c'ero, ma era presente il comandante della Guardia Svizzera che lo presentò al Papa dicendo: “È il fratello del nostro cappellano”. Il Papa lo guardò e rispose: “Conosco già tre persone della stessa famiglia!”. Mi sorprese profondamente questa sua capacità straordinaria di ricordare le persone, nonostante i moltissimi incontri. Ma il ricordo personale più forte è quello dell'udienza privata che ho avuto con lui quando mi ha nominato vescovo, dopo essere stato Cappellano delle Guardie Svizzere. Abbiamo parlato in spagnolo per quasi un'ora. Mi ha colpito il fatto che conosceva personalmente molte delle guardie svizzere che incontrava ogni mattina davanti al suo appartamento. Aveva un ricordo personale di questi giovani che vivono un periodo speciale della loro vita, affidandosi a chi li ascolta con attenzione e affetto, e lui stesso era diventato amico di alcuni di loro. Un Papa davvero molto vicino alle persone».

    La voce di alcuni sacerdoti

    A loro volta i sacerdoti ticinesi ricordano con viva gratitudine e tanta commozione Papa Francesco. Il suo Pontificato è stato così «ricco, umile e sorprendente», che ricordarne momenti precisi, «è troppo difficile: bisogna pensare invece a quella grande impronta che ha lasciato nel cuore di tutti noi, laici ma anche sacerdoti». Così don Gian Pietro Ministrini, vicario foraneo per il Mendrisiotto, ricorda come il Papa sia stato «un dono». «Lui, parroco “del mondo”, sempre vicino alla gente, è stato un modello che ha segnato il mio modo di essere pastore: [...] la gente ci chiede anzitutto umanità, anche nelle situazioni più fragili, più sofferte, persino “irregolari”, ovvero quella capacità di accogliere, di essere vicino, più che di giudicare e allontanare».

    «Per me il Papa è stato anzitutto una guida sicura», sottolinea a sua volta il parroco della Collegiata di Bellinzona, don Maurizio Silini. «Francesco era sempre un passo avanti, come esempio di fede, di speranza e di carità. Ed è stato molto serio con la sua vita: aveva bene in chiaro che il Vangelo è rivolto a tutti, ma in primo luogo a lui. Quella gioia del Vangelo che annunciava è stato il suo biglietto da visita, perché per farla conoscere la insegnava con la sua vita».

    Un’altra testimonianza ci giunge da Locarno: «Francesco – commenta don Carmelo Andreatta, arciprete a Locarno e vicario foraneo per il Locarnese – ha aperto il Vangelo e ce l’ha fatto risuonare nuovamente attraverso i suoi gesti concreti. Se leggo le pagine evangeliche trovo quella che è stata la vita del Papa, che ci ha aiutati a sentire la Chiesa presenza capillare nella società. Dobbiamo saperci chiedere: cosa ha voluto dirci il Signore attraverso la presenza di questo Papa?».

    Infine, Italo Molinaro, parroco del Sacro Cuore a Lugano: «Parto dal Vaticano II: fu un’epoca di grandi visioni, di coraggio, di trasformazione; sono lieto di averla potuta vivere di persona con Papa Francesco che ha rilanciato i temi conciliari, a partire dal senso di una fraternità universale ispirata dal Vangelo. Quando nel 2013 è uscita la sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, a me è sembrato di trovarvi i grandi impulsi di cui la Chiesa aveva bisogno per rilanciare la sua missione: essere in uscita, i poveri, la misericordia, il discernimento, la sinodalità... Purtroppo la rigidità della Chiesa, le potenti lobby e le fragilità umane dei ministri non hanno permesso a queste intuizioni di trasformare le strutture, per cui credo che l’eredità vera e profetica di Francesco non rimanga tanto nel sistema-Chiesa quanto nella vita di milioni di persone di ogni appartenenza che hanno accolto la sua umanità evangelica, il suo slancio, la sua libertà».

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