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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Il vescovo Lazzeri

    Quaresima, il vescovo al ritiro giovani: «Solo Gesù si prende cura della nostra vita»

    Distanti ma vicini, come ormai da molti mesi durante la pandemia. Sabato 13 marzo i giovani della diocesi di Lugano si sono incontrati online per il ritiro di Quaresima. Insieme a loro monsignor Valerio Lazzeri, che accompagna il percorso della Pastorale Giovanile con le sue meditazioni.

    In questa occasione il vescovo ha commentato il brano della Trasfigurazione (Vangelo di Marco, capitolo 9). Un testo paradigmatico per il tempo che stiamo vivendo. «Il Covid ci ha fatto sentire fragili», ha esordito mons. Lazzeri: «Abbiamo capito quanto ci sia bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi nel profondo». Così ha fatto Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni: «In un momento di smarrimento, dopo aver annunciato loro che sarebbe morto e poi risorto, li chiama a sé per aiutarli a comprendere più pienamente il suo messaggio».

    La pericope evangelica si snoda attraverso tre momenti. «Gesù prende l’iniziativa e porta i tre discepoli su un monte. Ci chiama nella nostra vita, così come siamo, e ci chiede di seguirlo per guardare le cose da un’altra prospettiva». La pedagogia del Signore non pretende di cambiare tutto e subito, anzi: «È difficile modificare d’un tratto la vita di tutti i giorni. Ma Gesù invita a fare uno sforzo per poter vedere le cose ordinarie in modo diverso. E infatti gli occhi dei discepoli hanno una visione nuova». Il Signore è davanti a loro in vesti bianchissime: «Un’opera impossibile per un lavandaio, nota l’evangelista: ecco la diversità di Gesù, la sua capacità di mostrarci una realtà che va oltre i criteri umani».

    E qui avviene il secondo momento: ai discepoli è richiesto di sostare in contemplazione. «Quando facciamo esperienza della bellezza di Dio, possiamo avere paura o cercare di ingabbiarlo di nuovo nei nostri schemi: come Pietro», spiega mons. Lazzeri, «che propone di costruire tre tende. Noi non possiamo trattenere la grandezza del Signore, possiamo solo lasciare che la sua forza ci trasformi da dentro. E proprio il Padre ci spiega qual è l’unico equipaggiamento necessario a vivere la vita: l’ascolto del suo Figlio, che ha parlato duemila anni fa e parla ancora oggi al nostro cuore».

    La scena della Trasfigurazione si conclude e i discepoli tornano a valle. È il terzo momento, quello dell’invito a custodire l’incontro con Gesù: «Il Signore ordina di non raccontare quanto avevano vissuto. Oggi, Gesù avrebbe forse detto: “Non fate subito un post sui social, ma tenete per voi questa esperienza!”. A volte rischiamo di rovinare le cose belle della vita, trasformandole subito in un racconto affrettato. Ma così la vita diventa piatta». I discepoli potranno parlare quando il Signore sarà risorto dai morti: «E si chiedevano tra loro», conclude mons. Lazzeri, «cosa volesse dire questa frase. Anche noi facciamo la stessa esperienza: Gesù ci apre uno sguardo sull’infinito, ci libera dalla paura della morte. E se ora non riusciamo ad avere un’idea precisa di quello che ci aspetta, intanto teniamo nel cuore la speranza che Lui ha acceso in noi».

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