Le esequie di Sofia, la ragazza di 15 anni di Castel San Pietro morta dell’incendio della notte di Capodanno a Crans Montana, sono state presiedute in Cattedrale a Lugano da mons. Alain de Raemy. In più di 700 persone hanno voluto essere presenti per l’ultimo saluto alla giovane - in una cerimonia che i genitori hanno voluto fosse privata. Tra i presenti anche il Consigliere di Stato Gobbi, mons. Grampa e altre autorità.
All’inizio della funzione de Raemy ha rivolto un saluto a tutti i partecipanti. “Il nostro pensiero, assieme a Sofia (credo che possiamo dirlo senza sbagliare) – perché così era lei, e così lo volete anche voi, i suoi genitori – il nostro pensiero va da subito a tutti gli alt giovani che condividevano con lei la festa di Capodanno; ma non solo: il nostro pensiero va anche da subito a tutti i giovani in Ticino e nel mondo, a tutti i giovani colpiti ogni giorno nel corpo, nell’anima, e nello spirito, dalle bombe delle guerre, da malattie incurabili, dalla disperazione che porta al suicidio, ma anche sulle strade, sul lavoro, o divorati dalla fame nell’indifferenza generale… Il nostro pensiero va oggi in particolare ai giovani della strage di Crans-Montana, a chi è rimasto ferito, a chi ne è rimasto traumatizzato, ai defunti, ma anche ai soccorritori, ai medici, al Care-Team del Ticino con la preziosissima Marina, a tutti i genitori”, ha detto il vescovo Alain, dopo il saluto personale rivolto a genitori, parenti, amici e a tutto coloro che hanno conosciuto la ragazza.
“Tutto in noi, oggi, qui, dice di “No”
“Tutto in noi, oggi, qui, dice di «No». No, non è possibile, è solo un incubo che finirà; no, non è vero, no, non ce la facciamo, no, non si può morire a 15 anni. No!
Ma oggi Sofia vive uno sconvolgente «Sì»: il più grande Sì della sua vita, il più grande «Sì alla vita»: Sofia vive la vita piena, eterna. Sofia sta vivendo il più grande e bel viaggio mai immaginato. Ma noi siamo nel «No», perché non abbiamo idea di come sia l’eternità. Eppure, l’abbiamo dentro di noi, l’eternità: ci spinge, siamo fatti per la vita, per una vita per sempre. Lo sperimentiamo ogni giorno: siamo fatti per la vita, per una vita piena.
Tutti noi, come sentiremo da San Paolo fra poco: tutti vogliamo alla fine che ciò che è mortale venga assorbito dalla vita”, ha continuato de Raemy.
Sofia era tutta un “Sì” alla vita
Poi, rivolgendosi direttamente ai giovani il vescovo Alain ha detto: “Carissimi giovani, voi che la conoscevate bene, Sofia, voi sapete che Sofia era tutta un “Sì alla vita”, come voi, giovani e genitori! Sofia era un Sì a nuove scoperte, a nuove conoscenze, a nuovi orizzonti. Ci sembra tanto più tragico e ingiusto che lei non possa più andare avanti in questo mondo che era ancora tutto da scoprire, e ci teneva! Ma non dimentichiamo che se Sofia non vive più nel tempo e nello spazio di questo mondo, vive l’eterna vita con Dio. E Dio non sarebbe Dio se arrivati da Lui ci facesse mancare qualcosa. Se Dio è Dio, trovandoci con Lui, non ci manca più niente. In questo mondo creato e voluto e segnato da Lui, siamo a sua immagine, e proprio nelle cose più belle della vita, sperimentiamo una sorta di pregustazione, gustiamo un assaggio, un anticipo di quello che è in pienezza solo Lui, l’unico Signore, fonte della vita. A Sofia, non manca ormai niente, non mancherà mai più niente. Si trova da Dio, dal suo Creatore, dal suo Salvatore. E nel silenzio di Dio, perché Dio è Silenzio, Sofia ci ascolta e ci parla. Ma noi in questo mondo abbiamo bisogno di sentire e di vedere. A noi manca, la sua voce, il suo sorriso. Cerchiamo di capire in silenzio. Il nostro No alla tragica scomparsa di Sofia e di tanti altri giovani è normale, ma di per sé, pensandoci bene, è un No perché è un Sì; questo No è un Sì alla vita, un Sì alla vita in pienezza, un Sì alla vita che non muore”.
Il vescovo ha poi cosi incoraggiato i presenti: “Cari giovani, cari genitori, continuate a vivere questo Sì, il vostro Sì alla vita, il Sì alla vostra vita. Ormai questo Sì alla vita sarà anche la vostra connessione più intima con Sofia, che vive la vita piena, divina. Chiediamo allora a Dio la forza della vita, chiediamolo nelle lacrime ma anche con fiducia, chiediamolo anzi con un canto: «Dio santo, Dio santo e forte, Dio immortale, vieni in nostro aiuto, Kyrie eleison!».”
L’empatia e la forza di Sofia: un dono prezioso
Nella sua omelia, mons. de Raemy ha affrontato a partire dal Vangelo in cui Gesù apprende la notizia della morte dell’amico Lazzaro tutta questa tremenda vicenda.
“Quando Gesù vide piangere, la sua amica Maria, la sorella di Marta, e quando vide piangere anche quelli che erano venuti con lei, si commosse profondamente, e molto turbato… Gesù scoppiò in pianto. Sofia era empatica. Sarebbe oggi lei a piangere di più. Assomiglia così a Gesù.
Non vergogniamoci mai di piangere!”,
ha osservato il vescovo che poi ha dato spazio ad un ricordo personale. “Quando ero giovane, al cinema, sceglievo sempre un posto quasi in prima fila. Non è che fosse il posto ideale per avere una buona visione sul grande schermo! Ma sceglievo quel posto per non essere visto dagli altri alla fine, perché alla fine, se il film mi avesse fatto piangere, quando tutti si alzavano e si giravano per uscire di solito verso l’alto della sala, io in basso non venissi visto dagli altri con i miei occhi bagnati. Mi vergognavo tanto!”. Da questa esperienza il vescovo ha poi detto: “Ma noi tutti qui abbiamo appena sentito altro nel Vangelo. Gesù piange. Gesù scoppiò in pianto davanti alla salma del suo amico Lazzaro. E cosa dissero allora gli altri su di lui? Forse: “Guarda quel bamboccio”? No. Al contrario, tutti avevano capito: “Piange! Guarda come lo amava!”. E ha proseguito de Raemy:
“Le nostre lacrime sono l’acqua santa del nostro amore. Non è debolezza piangere, non è fragilità piangere. È forza d’amore”.
Poi il vescovo ha passato in rassegna alcune caratteristiche di Sofia: “E giacché stiamo parlando di forza, possiamo fare qui riferimento ad un'altra caratteristica di Sofia: la sua forza d’animo, la sua forza di carattere. Matteo, suo papà, chiama questa sua forza di volontà: indomabilità, era davvero una ragazza indomabilmente tenace. Non era per niente facile farle cambiare idea. Ma figlia e papà hanno sempre potuto dialogare, anche in modo forte, ma così anche in trasparenza e verità”.
Un pensiero a Lorenzo, ricoverato in cure intensive
Proseguendo con questa chiave di lettura il vescovo ha commentato: “Questo mi fa pensare che se Sofia fosse stata contemporanea di Gesù, sarebbe stata al posto di Maria nel Vangelo, la sorella di Marta e di Lazzaro. Avrebbe anche lei rimproverato l’amico Gesù per non essere arrivato in tempo dal fratello in agonia: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Chissà, come sta interpellando ora Gesù per l’amico di Sofia, Lorenzo, attualmente in cure intensive? Ma fu appunto allora che Gesù si commosse, fu allora che pianse. Lui, il Maestro, si lascia interpellare dalla sofferenza di chi crede in Lui, e Lui soffre anche, e piange con noi. La gente non lo capisce: Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse? Solo allora Gesù chiede al Padre suo di far tornare a vita mortale il suo amico Lazzaro morto da tre giorni. Un miracolo che Gesù non chiederà per sé stesso. E per questo verrà anche deriso: Ha salvato altri! Salvi sé stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto! Invece, Gesù, chiedendo il miracolo per il suo amico Lazzaro esprime con forza una cosa sola: la voglia di far crescere la nostra fiducia in Lui. Fiducia in Lui per quando dimostrerà sulla sua pelle, l’unica strada che porta davvero a compimento la nostra vita, che porta davvero a risurrezione… la strada dell’amore incondizionato. Avendo fino alla fine risposto al male solo con il bene, anche lui griderà nella sua ingiustissima sofferenza: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato! Ma poi subito: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. E il suo ultimo sospiro sarà come un sollievo di conferma dell’amore senza limiti: Tutto è compiuto”.
Poi rivolgendosi a Sofia, de Raemy ha detto: “Cara Sofia, con la tua forza di vita, con la tua forza di carattere, con la tua empatia per chi ha bisogno, entra ora con fiducia nel compimento di tutto in Gesù, morto e risorto per te. Entra nel compimento della tua vita, da cristiana che sei, già in connessione con Gesù, battezzata e cresimata. Ora comprenderai fino in fondo, cosa è prendere la comunione, comunicarsi con Lui…”. E di nuovo il vescovo ha parlato ancora della ragazza in altri suoi aspetti. “Sofia sapeva truccarsi. È stata anzi la maestra della mamma in materia… È un bel segno di umanità! Perché il corpo è il nostro mezzo di comunicazione. L’uomo senza corpo non comunica. L’umanità è corporale. L’umanità non è anima nuda. Viene sempre rivestita dal più nobile suo vestito: il corpo. Per questo le ferite al corpo toccano l’anima. Ma l’anima è capace di farsi capire anche attraverso un corpo ferito. L’anima può farsi intendere anche nella fragilità e nella disabilità del corpo. Sofia sapeva truccarsi e lo faceva benissimo. Immaginate allora quanto apprezzerà il destino finale dell’uomo già compiuto in Gesù e in Maria sua Madre: la risurrezione del corpo, l’operazione estetica per eccellenza, divina!”. E qui ha commentato de Raemy:
“Il nostro corpo ha per vocazione di divenire, alla fine dei tempi, perfetta espressione dell’anima, trasparenza della nostra anima, anima trasfigurata dallo stupore di fronte all’Amore di Dio in diretta”.
Poi il vescovo ha proseguito parlando del Risorto: “Sul corpo di Gesù risorto, dopo la sua morte in croce (e questo è stato davvero sorprendente!) le piaghe della crocifissione erano ancora visibili, ma erano diventate belle. Perché erano segni dell’anima purissima, segni di un amore disarmato e disarmante, totale”.
Riprendendo l’apostolo Paolo il vescovo Alain ha osservato:
“Le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne, diceva san Paolo. E insiste: Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un'abitazione, una dimora non costruita da mani d'uomo, eterna, nei cieli. Questo sta diventando realtà per Sofia e per tutti i giovani defunti, che festeggiavano con lei. Tutti loro ci sono vicini, in un modo talmente divino, che solo il silenzio ce lo fa toccare con mano.
Di nuovo, rivolgendosi ai presenti e in particolare ai giovani, mons. Alain ha concluso: “Tutto è compiuto per Sofia in Dio, Lui che tutto è. Tutto verrà anche a compimento un giorno per ognuna e per ognuno di noi, nei Cieli. Non c’è miglior modo di prepararsi se non vivendo tutti insieme e fino in fondo, anche nelle lacrime, lacrime benedette, il nostro grande Sì alla vita!”
Una cerimonia vissuta con commozione e con tanta empatia dai presenti stretti attorno a Sofia e ai suoi cari.
Il 9 gennaio la veglia di preghiera aperta alle 18 in Cattedrale
La Diocesi di Lugano, unita alla giornata di lutto nazionale indetta per venerdi 9 gennaio, invita tutti a partecipare il 9 gennaio alle 18 in Cattedrale a Lugano ad una veglia di preghiera per le vittime di questa tragedia. Lo stesso giorno alle 14 in segno di cordoglio tutte le campane delle chiese in Svizzere suoneranno per 5 minuti.
red